Latest Post

BULLET TRAIN – Mix di Giappone e caos americano. TEKKEN: BLOODLINE – Un adattamento decente, sì! DOCTOR STRANGE NEL MULTIVERSO DELLA FOLLIA
I protagonisti del Rebuild of Evangelion

Rispetto a molti altri fan, ho visto per intero la serie originale di “Neon Genesis Evangelion” solo un paio di anni fa, quando è stata rilasciata con un nuovo doppiaggio (che per fortuna ho ignorato) su Netflix.

Dopo aver visto sia la serie che il film conclusivo, ho compreso benissimo il motivo per il quale è ritenuto uno degli anime più belli e complessi di sempre.

Allo stesso tempo…non ci ho capito quasi un’acca della storia. Troppi simbolismi per il mio cervello bacato.

Ciò nonostante, mi è piaciuto molto, soprattutto per il carisma dei personaggi: nel bene o nel male, sono dei capisaldi della cultura popolare.

Quando ho saputo che “Evangelion” sarebbe stato riproposto sotto forma di una serie di lungometraggi animati, mi sono preparato mentalmente, onde evitare un’altra botta emotiva.

Per questo motivo, mi sono visto tutti e quattro i film in una settimana. L’ultimo l’ho visto in due giorni.

Tanta roba. Non è facile riportare in auge una storia già conosciuta e analizzata nei dettagli, aggiungendo altra roba inedita. Non è facile per niente.

Molti fallirebbero nell’impresa. Hideaki Anno, il creatore della serie e sceneggiatore dei nuovi film, invece, è stato davvero molto bravo.

Io, comunque, non ci ho capito niente nemmeno stavolta.


Questa nuova versione di “Neon Genesis Evangelion” è conosciuta come “Rebuild of Evangelion” e comprende quattro film, usciti nell’arco di circa 15 anni.

Il primo film, “Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone”, è uscito nel 2007.

Il secondo, “Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance”, è del 2009.

Il terzo, “Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo”, è stato rilasciato nel 2012.

Il capitolo finale, “Evangelion: 3.0 + 1.0 Thrice Upon a Time”, è stato distribuito nei cinema giapponesi durante la primavera di quest’anno, dopo una serie di rinvii causa covid-19. Quest’ultimo è uscito ufficialmente in Italia nel mese di agosto, tramite Amazon Prime Video, che ha anche reso disponibili nel suo catalogo i film precedenti.


I personaggi che hanno segnato l’infanzia di molti spettatori tornano in grande stile, senza un minimo cambiamento, a parte la grafica più rifinita.

Il protagonista della storia, il giovane pilota di Eva Shinji Ikari, è sempre lagnoso e petulante. Ogni suoi urlo e scazzo è veramente un urto nervoso. Poveretto, però…c’è da dire che è veramente perseguitato dalla sfiga.

Intorno a lui, gravitano numerosi personaggi, tra cui la pilota taciturna Rei Ayanami e la pilota scorbutica Asuka Langley Shinikami; la sua tutrice e anche superiore a lavoro, il colonnello Misato Katsuragi; la dottoressa Ritsuko Akagi; suo padre, il comandante Gendo Ikari; Ryoji Kaji, vecchia fiamma di Misato, e il misterioso pilota Kaworu Nagisa.

Vengono anche introdotti dei personaggi completamente inediti, la più importante delle quali è un’altra pilota di Eva, Mari Illustrious Makinami.


Come già scritto, i protagonisti sono tutti come li ricordavano, ognuno dei quali provvisto di un bel caratterino.

Se Rei è super tranquilla, educata e servile, Asuka è caciarona, trash, scorbutica e irritante. È un personaggio epico, la mitica pilota dell’Eva 02, ma se fossi uno dei suoi compagni, farei una fatica immane a sopportarla. Il suo “Anta, baka!” (“Sei un idiota!” in giapponese) è ormai un inno all’insulto.

Misato è e sarà sempre la mia preferita in assoluto. Il Rebuild non ha che confermato la mia opinione. Discorso opposto per quanto riguarda Papà Gendo: rimarrà per sempre il personaggio che detesto di più, ancora più del figlio! Devo dire, però, che questi film mi hanno aiutato a comprenderlo molto di più, a livello psicologico, rispetto alla serie.

Cercando di rivisitare elementi chiave della trama, però, si sono persi di vista alcune sottotrame utili per apprezzare al meglio determinati personaggi, in questo caso Ryoji e Ritsuko. Sono stati omessi dei momenti molto interessanti, per me. Riguardo Kaworu, però, ho notato il contrario: hanno messo più ciccia in un personaggio originalmente comparso in un solo episodio (e diventato comunque super popolare).

La new entry Mari è stato un grande rischio: inserire un elemento completamente inedito in una storia piena di personaggi già conosciuti, sviluppati e apprezzati è davvero tosta. Lo sceneggiatore Anno è riuscito comunque a introdurre una protagonista interessante e in grado di risplendere di luce propria, anche senza l’aiuto di altri personaggi. Mari è enigmatica, folle e piena di energie positive. A livello di personalità, riesce a essere completamente diversa dalle sue colleghe Asuka e Rei. Anche a livello di storia, è inserita benissimo, senza forzature.

Il cast di “Evangelion”, ancora una volta, cattura l’interesse del pubblico e lo spinge a tifare per il suo successo, nella storia.


Il primo film è un copia incolla dei primi episodi della serie: Shinji arriva nella città di Tokyo 3, sotto richiesta del padre, per aiutare la sua organizzazione, denominata NERV, a combattere gli Angeli, forme di vita aliene aggressive. Appena arrivato, il ragazzino è costretto a combattere contro uno degli Angeli, comandando un mecha chiamato Eva Unità 01.

La trama principale verte proprio sullo scontro umani VS angeli, almeno in apparenza.

Anche il secondo film sembra essere molto simile all’opera originale, con l’introduzione di Asuka. Tuttavia, già si nota qualche cambiamento nella storia, con il debutto sulle scene di Mari.

Poi succede qualcosa di strano, durante le ultime scene. Avvengono eventi che non ricordo di aver visto nella serie animata.

C’è qualcosa che non va? La mia memoria fa le bizze? Strano, visto che ho visto l’anime solo due anni fa, quindi mi ricordo abbastanza bene le cose.

Avevo ragione. Accadono eventi inediti, che portano a uno sviluppo della trama completamente diverso.

Ed eccoci al terzo e al quarto film, che narrano una trama mai vista, nonostante alcuni punti chiave restino giustamente immutati, sennò la trama sarebbe stata snaturata.

Rispetto ai due precedenti, “Evangelion 3.0” si può definire un capitolo di transito, dove viene meglio introdotta la nuova linea temporale e si vede il tutto tramite il punto di vista del sempre iellato Shinji.

Il capitolo finale è quello che mi è piaciuto di più in assoluto. È diviso in due parti: la prima mostra un’ambientazione nuova e diversa dalla tipica atmosfera di “Evangelion”, sembra un film a parte; la seconda, in cui avviene l’atto finale, è un ritorno ai combattimenti dei film precedenti.

Il forte simbolismo che ha reso “Evangelion” estremamente complesso ritorna in tutta la sua incomprensione, con nuovi elementi che ovviamente non ho saputo cogliere al primo impatto. Ho seriamente bisogno di un libro che mi spieghi ogni singola cosa, sennò passerò il resto della mia esistenza a compatire la mia ignoranza cosmica. Però anche visto con gli occhi di una capra poco acculturata, “Evangelion” ha un grande fascino. Personalmente, adoro quando si pone enfasi sullo sviluppo psicologico dei personaggi, anche nel caso del mio odiato Shinji.

A livello di trama, il fatto che due film siano stati rivisti completamente permette la presenza di colpi di scena. Ovviamente, alcuni plot twist originali vengono mantenuti, ma non si pecca di banalità.

Il finale è una grande emozione. Dopotutto, è la fine di un lavoro durato molti anni.


La sceneggiatura, ovviamente, è molto complessa (per me). I dialoghi sono coinvolgenti, ma allo stesso tempo pieni di mistero, allegorie, quindi a volte risultano pesantucci, soprattutto per il ritmo tranquillo di alcune scene.

I personaggi, per me, sono un vero punto di forza, grazie all’approfondita caratterizzazione.


Che avremmo visto una grafica più dettagliata e moderna era ovvio, ma i miei occhi sono rimasti comunque super deliziati.

Visto che il primo film è stato fatto nel 2007, mentre l’ultimo nel 2021, si può proprio notare l’evoluzione del comparto grafico e delle animazioni. Nell’ultimo si vede molto di più l’utilizzo della CGI e le ambientazioni sono meravigliose. Ci sono certe esplosioni di colori che sono sia da urlo che un attentato agli occhi dello spettatore.

Il livello di violenza è abbastanza alto. Solo perché ci sono i robottoni, non vuol dire che il sangue venga completamente sostituito da esplosioni e fiamme, anzi…tutt’altro. Alcuni momenti mi hanno fatto orrore per la quantità di sangue mostrata.

Colonna sonora veramente bella. Alcune musiche ritornano dall’originale ed è un piacere riascoltarle. Anche quelle nuove funzionano benissimo.

La sigla di chiusura di ogni film è cantata da Utada Hikaru, che molti potrebbero conoscere come la bellissima voce che ha accompagna ogni opening dei videogame di “Kingdom Hearts”. Che bello averla ritrovata pure qui.

Chi ha nostalgia della serie animata urlerà alla fine di ogni film: c’è una preview, narrata dalla voce allegrissima di Misato e con la stessa musichetta degli anni ’90, degli eventi del film successivo. Ci sta pure il solito annuncio, “Kono tsugi mo, sabisu sabisu!”. Alla fine del primo film, ho quasi urlato per l’emozione.


Magari, a livello emotivo e nostalgico, non sono rimasto così coinvolto, rispetto a molti altri fan, ma posso solo immaginare l’emozione di aver partecipato come spettatore, in tempo reale, a un viaggio cinematografico lungo quasi 15 anni. “Neon Genesis Evangelion” è diventato un pilastro della cultura popolare giapponese e ha influenzato moltissime opere a venire.

Dato il grande successo della serie originale, la riuscita del Rebuild non era così scontata…e invece, sia per quanto riguarda la trama, sia per quanto riguarda il comparto grafico e sonoro, ci sono stati presentati quattro film complessi e pieni di sorprese.

Un grande modo di finire definitivamente una saga storica.

RedNerd Andrea

2 thoughts on “REBUILD OF EVANGELION – Il ritorno di un grande anime

  1. Piloswineseyes ha detto:

    Io devo ancora vedere i film. Io dopo la prima visione della serie ero tipo “Bellissimo. Ma che cosa è successo esattamente?”

    1. RedNerd Andrea ha detto:

      Stessa mia reazione ahahahah oltre a essere un po’ emotivamente distrutto, ma sono io a essere molto suscettibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »