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Ho scoperto il guilty pleasure per eccellenza, altro che i reality di Canale 5.

Tutto è cominciato durante la quarantena primaverile in Giappone. Ero in attesa di cominciare il secondo semestre all’università di Sendai ed ero in un periodo di ansia perenne: come sarà il semestre? Le lezioni saranno online? Dovrò andare comunque all’università? Rischierò di ammalarmi? Perché non me ne torno in Italia prima?

La mia testa era un calderone di domande all’insegna dell’incertezza e dell’angoscia.

Avevo assolutamente bisogno di svagarmi, di farmi due risate, anche se da solo, rinchiuso nella mia camera singola.

Allora mi rivolsi all’unico mio amico rimasto, all’interno del mio dormitorio.

NETFLIX.

Solo lui poteva darmi una mano.

E mi diede la svolta della vita.

Tra i suggerimenti, mi mise “RuPaul’s Drag Race”.

Mi bastarono le premesse per capire che avevo di fronte a me il rimedio per le mie ansie: un reality di competizione super-trash ed esilarante con protagoniste le migliori drag queen degli USA.

Mi guardai la prima stagione in due giorni, giusto in tempo per l’inizio del nuovo semestre.

Tra studi, vacanze e tesi, la frequenza con cui mi sono guardato le 11 stagioni (la 12 è uscita da poco ed è già in download per vedermela tutta con calma) è diminuita, ma me lo sono viste tutte…più o meno.

Diciamo che le prime 6 stagioni le ho viste per intero, le successive no, solo le puntate più interessanti.

Maledetto RuPaul. Sono entrato in un vortice di trash, queer, tormentoni e meme che mai dimenticherò.


Visto che amo chiacchierare, parlerò di tutte e 11 le stagioni viste, menzionando anche cose spoiler perché voglio esprimermi a pieno.


Tuttavia, prima di parlare del reality…

Ma chi è RuPaul?

RuPaul è una drag queen, una delle più, se non LA più influente negli USA sin dagli anni ’80-’90. Grazie a lei, la comunità LGBT ha ottenuto più risonanza e le drag queen sono state considerate sotto un’ottica molto più professionale, invece che (ingiustamente) come semplici fenomeni da baraccone.

Infatti, durante questa serie, appare evidente quanto le queen, in cultura, talento e abilità di intrattenimento, siano molto più valide di molti personaggi presenti nella TV mainstream.

Sinceramente, grazie a questa serie, ho imparato una marea di cose nuove e ho scoperto un mondo che mi era completamente sconosciuto. Se potessi, andrei molto volentieri a vedere uno spettacolo di drag queen con alcuni amici. Ci divertiremmo come matti.


Come funziona a “RuPaul’s Drag Race”?

Le drag queen gareggiano in una serie di sfide che consistono in prove di intrattenimento, tra recitazione, danza, canto e creazione di abiti. Ogni puntata consiste in una maxi sfida e una sfilata (runway). Ogni tanto ci sono anche delle mini sfide, a inizio puntata, che possono regalare premi e vantaggi alle vincitrici.

Le queen vengono poi giudicate da RuPaul e altri due/tre giurati fissi, più un paio di giurati speciali che cambiano per ogni puntata.

Alla fine di ogni puntata, viene dichiarata la vincitrice della sfida+sfilata, elogiate le altre queen che hanno fatto un ottimo lavoro e vengono anche indicate le peggiori.

Di solito le peggiori sono 3, ma Mama Ru finisce sempre per salvare una di loro in extremis, lasciando le altre due ad affrontare un’ultima sfida così da evitare l’eliminazione: il lip sync. In pratica è un’esibizione in playback dove le queen devono dare il meglio di loro per salvarsi.

Chi dimostra di essere la più brava a intrattenere, tra danza, espressività, energia e bravura nel playback, viene graziata da Ru che le dice “Shantay, you stay”. Chi perde il lip sync viene definitivamente eliminata con un altro saluto: “Sashay away”.

Queste due espressioni sono ormai entrate nella cultura popolare quotidiana.

Dopo una serie di episodi, le ultime tre (o quattro) queen si sfidano nella puntata finale e Ru decide chi è la vincitrice dell’edizione. La stagione è solita concludersi con una puntata speciale in cui le queen si riuniscono, discutono dei maggiori drama dell’edizione e Ru assegna un premio speciale: il titolo di Miss Simpatia (Miss Congeniality), dato alla queen (che non ha vinto o non è arrivata, di solito, in finale) che si è dimostrata più divertente, gentile e generosa tra quelle del cast.


Cominciamo con la prima edizione.

Molti la ricorderanno non solo per le concorrenti che hanno dato il via a un sacco di “stereotipi” canonici, che saranno presenti in tutte le stagioni, ma anche per l’osceno filtro usato per le luci.

Sembrava di stare nello studio di Barbara D’Urso. Tutto luminoso e acceso.

La differenza tra questa stagione e le altre è così lampante che anche RuPaul ci scherza sopra.

Ok che non era previsto che questo reality diventasse di alto livello, ma l’amatorialità, in regia, era palese.

Nonostante i disagi tecnici, il capostipite ci ha regalato una marea di divertimento, grazie alle sue nove protagoniste, che si sono impegnate a dare il loro meglio, nonostante le costanti critiche (soprattutto da parte dell’esperto di moda Santino…se “esperto” lo si può definire).

Come già detto, le ragazze del cast hanno dato il via a una serie di elementi particolari che sarebbero diventati comuni in ogni stagione, come la ” big girl”, ovvero la queen di taglia grande (Porkchop); la showgirl che punta sull’estetica degli abiti e sull’intrattenimento (Shannel); la queen ispanica, proveniente da Puerto Rico, che ha spesso problemi nel parlare e capire fluentemente l’inglese (Nina Flowers); la queen che pensa solo ad apparire bella, senza concentrarsi su altri elementi (Rebecca Glasscock); la queen “fishy”, ovvero che viene spesso scambiata per ragazza naturale (sempre Rebecca); la queen molto particolare, dai gusti estetici non compresi e con un carattere difficile da capire (Tammie Brown); infine la villain (Akashia).

Alla fine, a vincere è Bebe Zahara Benet, queen fiera della propria cultura (proviene dal Camerun) e impeccabile in quasi ogni prova sostenuta. Ad arrivare seconda e a vincere il titolo di Miss Simpatia è proprio la ispanica Nina, protagonista di molti dei momenti più esilaranti della serie (indimenticabile la prova del talk show, dove lei doveva leggere, in chiusura di un telegiornale, “Qui “il tuo nome”, buonanotte!” e ha detto proprio “Qui “il tuo nome”, buonanotte!”, invece di inserire il suo).

Sinceramente tifavo proprio Nina perché era adorabile e unica nel suo stile, ma ho rosicato di più all’eliminazione della super-competitva Shannel, mandata via proprio nella penultima puntata, ma era stufa anche lei di non essere considerata come meritava dai giudici (cosa, a mio parere, vera).

Miglior lip sync: Bebe VS Ongina (la prima queen asiatica a gareggiare) in “Stronger” di Britney Spears. Persino RuPaul non sapeva chi eliminare.

Concorrenti preferite: Nina e Shannel

Concorrente meno preferito: Akashia (odiosa e nullafacente).


Con la seconda stagione, sparisce il filtro luci di Barbara D’Urso, migliorano le prove, aumentano le puntate e le concorrenti.

Anche qui, troviamo un cast che è rimasto nella memoria di tutti, a partire dalla prima eliminata, Shangela, che tornerà nella stagione successiva e diventerà una delle queen più famose anche oltreoceano, tanto da apparire in “A Star is Born”.

Questa stagione resta negli annali anche perché ha introdotto la prova più amata da tutti, presente ormai in tutte le edizioni: lo Snatch Game, versione Drag Queen del gioco delle imitazioni, in cui le queen, imitando una donna celebre, devono rispondere a delle domande esilaranti. Chi fa le migliori imitazioni e regala le migliori risposte, vince la prova.

Questa è l’unica stagione, per me, in cui hanno incoronato la meno meritevole delle finaliste: Tyra Sanchez, brava sì nel dare i suoi look, ma pessima dal punto di vista umano. Tutte non la sopportavano ed è stata anche graziata in due prove grazie a immunità vinte prima. Il tempo ha dato ragione a chiunque non ha approvato questa vittoria, visto che è stata bannata dagli eventi legati a Drag Race per colpa del suo carattere violento.

Migliori lip sync: tecnicamente ogni esibizione di Jujubee, una delle migliori lip sync assassin della storia (ha partecipato a 3 edizioni in totale e ha vinto quasi tutti i lip sync in cui è stata coinvolta, tranne gli ultimi due), ma anche Morgan McMichaels VS Sonique in “Two of Hearts” resterà nella storia grazie al playback perfetto di Morgan e alle mosse acrobatiche di Sonique.

Concorrenti preferite: Jujubee (confessionali esilaranti, bravissima nel criticare le altre queen senza scadere nelle offese, bellissima con i suoi look), Pandora Boxx (simpatica, comica, umile e dolce, per me meritava la finale, ma ha comunque vinto Miss Simpatia), Tatianna (bellissima e con un bel caratterino, nonostante fosse la più giovane; ci ha anche regalato una marea di risate con la sua imitazione di Britney), Jessica Wild (la quota ispanica non delude mai in simpatia)

Concorrenti più odiose: Tyra, ma anche Raven. Bravissima, secondo posto meritato, ma cattiva: ha sparato a zero su tutte, soprattutto alle loro spalle. Standing ovation per Tatianna che l’ha asfaltata, nella puntata reunion.

Migliori imitazioni: senza dubbio Pandora nei panni di Carol Channing e Tatianna in quelli di Britney. Però devo ammetterlo…l’imitazione super trash di Jessica nel ruolo di RuPaul va di diritto nella categoria dei “so bad it’s so good”.


Con la terza stagione, aumenta la difficoltà delle prove e avvengono numerosi colpi di scena: insieme al ritorno di Shangela, viene introdotto anche l’episodio in cui nessuno viene eliminato e il ripescaggio, nelle ultime puntate, di una queen eliminata in precedenza (ripescaggio sprecato, visto che la queen scelta, Carmen Carrera, era una delle più scarse del cast).

Altra grande novità è l’ingresso della giudice Michelle Visage, grande amica di RuPaul e donna meravigliosa, dotata di carattere, risata comica da camionista, grande cazzimma (le sue critiche sono molto taglienti) e due grosse personalità, if you know what I mean. La ex cantante subentra al posto della giornalista Merle, che era carina e simpatica, ma un po’ moscetta. Mai acquisto è stato così epico come quello di Michelle.

A trionfare è Raja, una delle queen più veterane, a livello di esperienza, e con un gusto fashion di grandissimo livello. La prima volta in cui sono stato completamente d’accordo con la decisione di RuPaul.

Concorrenti preferite: Raja, Manila Luzon (secondo posto super meritato, queen bellissima, dai look ben ragionati e con una simpatia contagiosa), Alexis Mateo (quota ispanica leggendaria, comicità assoluta e lip sync micidiali), Shangela (migliorata una fracca dalla stagione precedente), Mariah (confessionali trash, pettegola, parlata con uno slang divertente).

Concorrenti più odiose: Carmen Carrera (solo bella, nessun altro talento)

Miglior lip sync: ce ne sono molti, tra lo spogliarello di Carmen e Raja durante “Straight Up”, lo one-woman-show di Shangela sulle note di “Believe” di Cher e le esibizioni di Alexis, ma il migliore sarà sempre Manila VS Delta Work in “McArthur Park”: le espressioni teatrali di Manila valgono tutta l’esibizione.

Migliori imitazioni: Raja che prende in giro Tyra Banks, Manila che si riempie di scarpe lussuose mentre imita la first lady delle Filippine e Stacy Lane Matthews che rievoca la cattiva del film “Precious”. Menzione speciale per Yara Sofia e la sua improponibile Amy Winehouse: il suo accento inglese era orrido, ma troppo divertente.

2 thoughts on “RUPAUL’S DRAG RACE è IL GUILTY PLEASURE SUPREMO.

  1. wwayne ha detto:

    A star is born spacca! E’ piaciuto anche a te?

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