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Io ho una relazione complicata con “La Casa di Carta”.

Non la digerisco a pieno, anche se reputavo la prima stagione tantissima roba.

Non sopporto il fatto che sia diventata una macchina commerciale e puramente trash.

Mi irrita come abbia fatto diventare “Bella Ciao” una mera citazione da pseudo-intellettuale, al punto da inserirla su capi di abbigliamento marcati Pull and Bear.

Ancora non mi capacito del fatto che sia stata rinnovata, quando la seconda stagione era una perfetta conclusione.

Eppure continuo a vederla. Con molta dedizione, oserei dire.

Non riesco nemmeno a odiarla completamente. La denigro un pochino (chi non lo fa?), ma alla fine non riesco a bocciarla completamente.

La nostra relazione si può riassumere con una citazione latina: Odi et amo. Anche se “amo” è un parolone.

Anche la quarta stagione, appena uscita, è stata accolta con lo stesso sentimento.

L’ho massacrata continuamente, ma ne ho comunque apprezzato alcuni aspetti…che poi sarebbero sempre gli stessi: i personaggi e l’energia.


“La Casa di Carta” (in originale “La Casa de Papel”) è una serie action drammatica spagnola, ora prodotto originale Netflix, giunta alla sua quarta stagione (in realtà seconda parte, visto che se ho capito bene, ogni parte è divisa in due stagioni).


Ritroviamo tutti i personaggi visti nelle stagioni precedenti, inclusi i morti.

Da un lato abbiamo la Banda del Professore (Alvaro Morte):

  • Tokyo (Ursula Corberò)
  • Rio (Miguel Herran)
  • Nairobi (Alba Flores)
  • Lisbona (Itziar Ituno)
  • Denver (Jaime Lorente)
  • Stoccolma (Esther Acebo)
  • Palermo (Rodrigo de la Serna)
  • Helsinki (Darko Peric)
  • Bogotá (Hovik Keuchkerian)
  • Marsiglia (Luka Peros)

Dall’altro, abbiamo le forze dell’ordine:

  • L’ispettrice Alicia Sierra (Najwa Nimri)
  • Il colonnello Tamayo (Fernando Cayo)
  • L’ispettore Angel (Fernando Soto)
  • Il capo delle Operazioni Speciali, Suarez (Mario de la Rosa)

Concludiamo la carrellata del cast con Berlino (Pedro Alonso), membro della Banda morto da due stagioni, ma sempre presente grazie ai flashback; Arturito (Enrique Arce), ex direttore della Zecca di Stato; Julia (Belen Cuesta), uno degli ostaggi della banca, Gandia (Jose Manuel Poga), capo della sorveglianza della banca, e Antonanzas (Antonio Romero), assistente di Tamayo.

I personaggi, alla fine, sono una delle (poche) parti decenti della serie. Alcuni fanno veramente schifo a livello morale, ma altri sono fantastici.

Strano, ma vero, ma è la prima stagione in cui ho apprezzato Tokyo. Finalmente le sue azioni hanno un senso e il suo comportamento non assomiglia a quello di una ragazzina incavolata perché non le hanno comprato la borsa di Fendi.

Ci sono volute 4 stagioni perché riuscissi non solo a empatizzare con la tanto odiata protagonista, ma anche a reputare sopportabile la sua voce fuori campo.

Eppure, rido ancora quando la guardo.

Il motivo? La sua pettinatura alla cacatua (anche se non ha la cresta).

Poi però ho realizzato meglio.

È uguale a Nada quando cantava “Amore Disperato”.

Ecco, non riuscirò più a guardare Tokyo con quella poca serietà rimasta.

Rio continua a fare danni, ma riesco a sopportare anche lui, strano ma vero.

Gli altri membri della Banda fanno sempre il loro lavoro: Denver dà di matto (più del solito, in questa stagione…infatti non mi è piaciuto per buona parte della serie…ma a proposito, non si chiama Ricardo? Perché ora lo chiamano Dani o Daniel?), Stoccolma fa da “mamma”, Helsinki è l’orsacchiotto messo poco in luce, ma che riesce a farsi amare lo stesso.

Nairobi è sempre la mia preferita. Infatti ho avuto paura per lei, nel finale della scorsa stagione. Riuscirà a sopravvivere alla pallottola presa dalla polizia bastarda?

Il Prof è sempre lo stesso: intelligente, particolare. Ora lo vediamo anche più aggressivo, sempre senza perdere il suo aplomb da gentiluomo. D’altronde, ha sentito la sua amata Lisbona morire.

La Raquelona nazionale, per fortuna, è viva e vegeta, anche se in mano alla polizia. Per la precisione, è sotto le “amorevoli” cure di Alicia Sierra, ma di quest’ultima ne parlerò a breve.

Lisbona è sempre cazzuta e di roccia. La amo.

I nuovi arrivi hanno finalmente un po’ più di spazio: scopriamo perché Palermo è così pazzo. Fa anche lui le sue enormi cavolate, ma sta anche mostrando qualche fragilità, rivelandosi un personaggio davvero interessante (e il suo legame con Berlino meriterebbe uno spinoff a parte). Bogotá resta il buzzurro comico, ma con una componente più romantica. Marsiglia ha finalmente un senso: non è più un pezzo di arredamento che ricorda Jaime Lannister, ma più vecchio e con i baffi. Ho cominciato ad apprezzarlo, soprattutto per il suo potenziale trash comico.

Berlino è sempre Berlino: imprevedibile, matto, teatrale e carismatico. Tra i personaggi meglio interpretati. E dire che, se non ci fossero i flashback, non comparirebbe per niente.


Passiamo ai veri cattivi: le forze dell’ordine.

Anche questa volta, Angel e Suarez sono inutili, ma almeno Angel si fa volere bene. Suarez no: è un pezzo d’arredamento da mercatino di quinta mano, inutile e incapace. Se fossero tutti come lui, nelle vere forze dell’ordine, siamo fregati.

Tamayo è impossibile prenderlo sul serio. Uno, è una macchietta insopportabile. Due, è un vigliacco isterico. Tre, è uguale a Giacomo Poretti. Io continuo ad attendere il momento in cui urlerà “Ci stiamo cacando sotto!” So che i creatori della serie amano l’Italia, quindi pls, make it happen. Sarebbe un’occasione per inserire un vero pezzo di trash sopraffino.

Arriviamo a lei.

La donna che rappresenta al meglio l'”Odi et Amo” tra me e la serie.

Possiamo chiamarla in mille modi: la donna incinta, panzona (come direbbero Monsignor Pizarro o Mr. Chao), la bastarda, il demonio.

Sarà per sempre ricordata come la persona che ha cambiato per sempre il parametro di cattiveria sotto cui catalogare le persone:

“Quanto sei cattivo da 1 ad Alicia Sierra?”

Eppure è diventata una dei miei personaggi preferiti. Ha un sacco di carattere e finalmente espone qualche fragilità. Fa sempre schifo a livello morale, ma finalmente la Banda ha un’avversaria formidabile. In poche puntate, fa cose che gente come Angel e Suarez non hanno fatto in 4 stagioni. Continuo a desiderare una grande catfight tra lei e Raquelona.

Gli altri personaggi, a parte Julia, sono piacevoli come le emorroidi. Molti ostaggi sono veramente irritanti, ma la corona del più schifoso va ad Arturito. Dopo questa stagione, anche i criteri per valutare la monnezza umana sono cambiati: “Quanto fai vomitare da 1 ad Arturo Roman?”.

Gandia è un altro che merita solo calci. Personaggio gestito a membro di segugio, anche importante per la trama.

Antonanzas è un tocco di poesia. Di nome fa Benito. La serie ha tra gli elementi più importanti “Bella Ciao”. L’ironia. Secondo me, hanno fatto apposta a mettere un Benito.


La storia è uguale alla stagione precedente: la banda del Prof cerca di portare a termine una maxi rapina alla Banca di Spagna, ma gli imprevisti sono più di quanto il Prof si aspettasse, soprattutto perché hanno sparato a Nairobi e “ucciso” Lisbona, in realtà arrestata e portata dalla dolcissima Alicia per essere interrogata.

Vediamo quindi la serie dividersi in 4 livello narrativi: la Banda nella banca, che cerca di andare avanti con la rapina; Raquel interrogata da Alicia; il Prof che cerca di riprendere in mano la situazione; flashback che consistono in altre riflessioni tra il Prof, Berlino e Palermo sulla rapina, concentrandosi maggiormente sui rapporti turbolenti tra i tre.

Già si parte in piena azione: Cosa succederà a Lisbona? Nairobi sopravvivrà alla ferita?

Ovviamente le risposte verranno date subito.

Poi si continua con la rapina, destreggiandosi tra colpi di scena, imprevisti e tragedie.

Io continuo a reputare il tutto un po’ troppo surreale e troppo accelerato. Non riesco più a capire quanto tempo passa tra una scena e l’altra. I flashback non aiutano di certo.

Alcune situazioni importanti vengono gestite malissimo, tanto da non riuscire a colpirmi emotivamente.

Devo dire, però, che a parte i primi due episodi, un po’ lentini, la serie riprende a essere adrenalinica. Nonostante i suoi tanti difetti, continuo a rimanere molto coinvolto. Il tempo passa in fretta, quando vedo questa serie.

Ci sono molti momenti drammatici, ma sono anche presenti scene comiche, anzi goliardiche e trash. Se rido per alcune scene drammatiche, ma alzo gli occhi al cielo durante gli istanti comici, qualcosa di certo non va. Per fortuna, poi arrivano sparatorie, inseguimenti e litigi e io mi risveglio, trovando una ragion d’essere per questa serie.


La sceneggiatura, è inutile dirlo, riflette bene la natura “assurda” della storia.

Gli spiegoni del Prof ormai mi risultano ripetitivi, infatti faccio altro durante queste scene.

I personaggi sono in gran parte interessanti e ben sviluppati, Tokyo e Rio finalmente sopportabili, ma altri non vengono sfruttati come meritano (Stoccolma, Bogotá), mentre altri vengono stravolti oppure gestiti in maniera stupida (Denver e Gandia).

La storia riesce a intrigare, nonostante la poca credibilità e l’eccesso di trash inutile.


Nonostante i tanti difetti, questa serie riesce comunque a mantenere quel taglio registico che non so perché ma mi trasmette “internazionalità”: si vede che è fatta con impegno.

Colonna sonora sempre sul pezzo. La sigla si canta anche a occhi chiusi.

Due menzioni speciali, riguardo il sonoro di questa stagione:

  1. La musica italiana messa quando meno te lo aspetti: partono “Ti amo” di Umberto Tozzi (onestamente, la canta meglio Berlino dell’originale…linciatemi pure) e “Centro di Gravità Permanente” di Battiato. Entrambe cantate insieme a un coro di preti. Tutto troppo trash per le mie orecchie sensibili, ma apprezzo il sottile lecchinaggio al pubblico italiano. Speravo in più canzoni, però. Qualcosa di Pupo, dei Ricchi e Poveri, oppure di Renato Zero avrebbe dato quel quid di categoria. Oppure, una canzone di Nada, visto che Tokyo la omaggia indirettamente col suo taglio di capelli.
  2. Ruka Peros, l’attore di Marsiglia. Si è doppiato da solo in 6 lingue, compreso l’italiano. Si sente la differenza, rispetto ai suoi (impeccabili) colleghi professionisti, ma si riconosce l’impegno. Ha fatto un ottimo lavoro.

Insomma, io ci provo a bocciare pienamente questa serie, ma non ci riesco. Ci sono cose che mi piacciono, soprattutto i personaggi (sì, persino tu, Alicia Sierra).

La storia, nonostante tutto, mi appassiona.

Vediamo come si svilupperanno le prossime due stagioni, già confermate, ma ancora da filmare causa coronavirus.

Spero solo che saranno le ultime, poi basta per sempre. Non se ne può più. Hanno munto la mucca finché potevano, anche se hanno già sforato.

Se proprio gli ideatori non volessero lasciarci in pace, si dedicassero a qualcosa di diverso, tipo uno spinoff su come si sono conosciuti tutti i membri della banda. Quello sarebbe interessante.

RedNerd Andrea

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