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Nonostante siamo già a dicembre, i momenti caldi, almeno qui a Sendai, sono ancora abbastanza frequenti. Sudare ma allo stesso tempo sentire freddo non è affatto una bella sensazione. Ho sempre paura di riammalarmi.

C’è, però, un aspetto ultra iper positivo su queste giornate molto assolate: di sabato e domenica, è possibile girare Sendai, visto che durante la settimana ci sono sempre le lezioni in mezzo ai maroni. Visto che non ho ancora avuto modo di conoscere molti punti di interesse di questa bella cittadina, direi che bisogna approfittarne, prima che l’inverno faccia capolino e rovini ogni prospettiva di gita domenicale almeno fino all’anno prossimo.

Ho scoperto che è possibile girare Sendai a bordo di un autobus particolare, il Loople Bus: esso compie un tragitto circolare, partendo dalla stazione centrale di Sendai e terminando la sua corsa ritornando proprio alla stessa stazione. Durante questo giro, è possibile scendere in numerose fermate, tra cui alcune molto vicine a luoghi turistici della città. C’è persino Aobayama tra le fermate: il rischio di scendere automaticamente lì per tornare a casa era alto.

Si può pagare ogni singola corsa da una fermata all’altra, ma il costo diventa abbastanza alto, quindi se si vuole fare un giro approfondito di Sendai, conviene prendere il biglietto giornaliero, che viene poco più di 600 yen ed è utilizzabile per tutta la giornata. Inoltre, se lo si possiede, è possibile usufruire di alcuni sconti all’interno di alcune delle località incluse nel tragitto del bus, ovviamente solo per il giorno in cui è valido il biglietto. Ottimo metodo per risparmiare qualche pecunia, visto che i mezzi di trasporto giapponesi, per quanto puliti e comodi siano, costicchiano assai.

Ho avuto il piacere di fare questo giro a bordo dell’autobus più di un mese fa. Visto che ci sarebbero volute alcune ore per completare il giro da noi programmato e che avremmo anche avuto una cena di compleanno, la sera stessa, io e il mio compare di gite abbiamo deciso di vederci alle 9. Io, però, ebbi la pessima idea di fare tardi la notte prima, visto che ero andato a un Halloween Party. Per fortuna, rispettai l’orario di appuntamento, per quanto barcollante fossi, quindi riuscimmo a partire la mattina presto.

Purtroppo molte altre persone, logicamente, ebbero la stessa idea, quindi l’autobus si riempì molto. Forse anche troppo. A un certo punto, sembrava di essere finiti in un carro bestiame, un po’ come sulla Roma-Lido (quanto non mi manca quel trasporto infernale). Sarebbe stato bello sedersi, visto che per arrivare alla nostra prima destinazione ci sarebbero voluti una ventina di minuti, ma hey: non si può mica ottenere una luna, basta soltanto un momento…

Citazione random e fallimentare di musica italiana a parte, finalmente il Loople Bus partì, trasportando turisti quasi schiacciati come sardine. Che urto.


Per fortuna, il viaggio non fu pesante ed arrivammo sani, e senza aver subito gomitate accidentali da altri passeggeri, al nostro primo punto di interesse: lo Zuihoden, il mausoleo di Date Masamune, uno dei daimyo (signori feudali) più potenti del Tohoku e fondatore di quella che ora è Sendai.

La visita si prospettò da subito interessante perché trovammo ad accoglierci una salita abbastanza tosta, ma in mezzo alla natura. D’altro canto, Sendai è nota come “La Città degli Alberi”. Per tutto il tragitto, abbiamo avuto modo di ammirare alberi, alberi, scalinate, alberi, edifici tradizionali, campane, scalinate e alberi. Ah, dimenticavo i cimiteri: sono così diversi da quelli italiani, anche per come sono fatte le tombe. Sembrano, però, molto costose.

Arrivammo finalmente al vero e proprio Zuihoden e potemmo ammirare altre bellissime costruzioni, alcune delle quali molto sgargianti nei colori. Ovviamente erano presenti anche le tombe di alcuni dei membri più importanti del clan Date: la morte estremamente prematura di alcuni di essi (c’è chi addirittura è morto a 17 anni, più o meno) mi ricorda sempre come il tenore di vita sia radicalmente cambiato, negli ultimi secoli.

Un altro elemento che mi fa impazzire sono le lanterne di pietra. Le trovo bellissime.

Oltre alle costruzioni tradizionali, vi è anche un museo dedicato ai Date: qui abbiamo scoperto che il buon Masamune era gnappetto. Non so perché, ma ogni volta che sento parlare di condottieri e daimyo valorosi, penso sempre che siano alti. Ottimo, invece, scoprire che alcuni non lo sono per niente: altezza mezza grandezza.


Terminata questa bella tappa all’aria aperta, tornammo in fretta e furia alla fermata del Loople Bus, giusto in tempo per prendere una delle vetture. Seconda fermata: Sendai City Museum. Stavolta si sta al chiuso…proprio quando stava per uscire il sole, che aveva fatto il timidino fino ad allora. Che iella.

Ad accoglierci, una struttura che rappresenta…dei postini che si arrampicano. Non ho capito il senso dell’opera, ma complimenti all’artista, finalmente qualcuno che ha dato il giusto valore ai poveri postini che si fanno in quattro per portare la nostra posta.

All’interno, ci fu data una bellissima sorpresa: l’ingresso al museo era gratuito. Pensammo che fosse dovuto al fatto che quel giorno fosse la prima domenica del mese, poi una compagna di classe mi ha detto che per gli studenti è SEMPRE gratis. Ottimo, abbiamo risparmiato qualche centinaio di yen.

All’interno di questo bellissimo museo è possibile approfondire molti argomenti, come l’origine di Sendai, gli avvenimenti più importanti, alcune opere d’arte, ma soprattutto il suo legame con l’Italia: infatti Hasekura Tsunenaga, servitore di Date Masamune, arrivò in Italia nel 1615, sbarcando per la precisione a Civitavecchia, e ottenne udienza con il Papa di allora, Paolo V, con lo scopo di aprire trattati commerciali tra Giappone e Messico e poter inviare missionari cristiani in Giappone.

Non ero proprio a conoscenza di questo fatto. Che figata.

Terminato il giro del museo, arrivò il momento ludico: io e il mio compare entrammo nella stanza dei giochi, se così si può definire. Appena scoprimmo che era possibile farsi le foto con indosso l’elmo dei samurai, non abbiamo perso tempo e ci siamo messi a fare gli scemi.

Ecco a voi il samurai più improponibile di sempre.

Sarebbe stato possibile anche suonare uno degli strumenti a corda giapponesi, ma sapendo di non essere Giovanni Allevi, ho preferito non provare nemmeno a strimpellare una nota. Il bimbo vicino a me sarebbe scoppiato a piangere.

Usciti dal museo, tornammo subito alla fermata del Loople Bus, passando accanto a fiumi attraversati da adorabili anatre.


La terza tappa fu la più importante: il castello di Sendai. Che poi, tanto castello non è perché, SPOILER, il castello non ci sta più.

Scesi dall’autobus, ci trovammo davanti a un bellissimo portale enorme, detto torii (ogni tempio, santuario e luogo importante ne ha almeno uno) e un must per ogni attrazione di Sendai: una bella scalinata. Mai fare questi giri in piena estate, si rischia di collassare al secondo gradino.

Terminata la salita, trovammo una brutta sorpresa, anche se già lo sapevamo: niente castello, solo una specie di fondamenta. Purtroppo il tesoro nazionale è rimasto distrutto nel 1945 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Per fortuna, alcuni elementi, come la statua di Date, sono rimasti intatti.

Inoltre era presente un tempio, per la mia felicità di colore rosso. L’edificio era circondato da teche piene di omikuji (oracoli). Non ho resistito e ne ho preso uno. Non ho capito pienamente cosa c’era scritto, ma probabilmente si tratta di qualcosa di carino.

A destare la mia curiosità è stata una macchinetta distributrice di omikuji. A differenza delle altre teche, dove si possono prendere gli oracoli a mano (non prima di aver pagato la somma richiesta…si tratta di 200 yen, dopotutto le predizioni mica si fanno aggratis), questo distributore ti distribuisce la predizione tramite una creatura molto inquietante che continua a muoversi anche senza aver richiesto servigi.

Oltre all’omikuji, ho preso finalmente un quadernetto su cui inserire le stampe sacre che otterrò visitando i vari templi buddhisti giapponesi. Al castello ho ottenuto la mia prima stampa, tra l’altro scritta a mano in tempo reale da una delle miko, le sacerdotesse del tempio.

Immancabile il negozio di souvenir, dove abbiamo provato (senza successo) a mangiare gli zunda, dei dolcetti tipici di Sendai.

Ultimo, ma non meno importante, è un piccolo museo dedicato alla marina giapponese che ha operato durante la Seconda Guerra Mondiale. I modellini delle navi da battaglia mi hanno riportato alla mente dei dolorosi ricordi: quest’estate ho dovuto dare l’esame di Storia del Giappone Contemporaneo. Ho speso un mese intero a memorizzare i trattali navali degli anni ’30-’40 e le caratteristiche delle navi da battaglia nipponiche. Maledetto 70%.

Nel mentre, si era fatta ora di pranzo, quindi cercammo qualcosa da mettere sotto i denti. Per fortuna c’era un chiosco di pannocchie di mais abbastanza economico. Decisi anche di prendere una bottiglia di ramune, una bevanda gassata. Incantato dalla bottiglia rossa, presi il ramune alla fragola.

Nonostante la pannocchia fosse stata intinta con della salsa di soia, il condimento non si è sentito per niente. La pannocchia, però, era comunque buonissima. Dei signori giapponesi si sono pure complimentati con il mio compare perché ha finito la pannocchia in tempi record.

…..ok.

Il mio primo incontro con il ramune è stato piuttosto traumatico, invece. Per poter bere il contenuto della bottiglia, bisogna fare entrare una pallina posta in cima all’interno della bottiglia. Rispetto a come mi avevano detto, la pallina non aveva la minima intenzione di ficcarsi nella bottiglia. Voleva che morissi disidratato. Per fortuna, insieme alla bottiglia, mi era stato dato un cosetto per facilitarmi l’opera.

Il ciccetto si rivelò utile…peccato che la pressione ha fatto quasi esplodere in maniera frastornante la bottiglia, inondando la mia mano di bevanda gassata e appiccicosa.

La prossima volta me la faccio aprire da qualche giapponese. Sicuramente hanno le braccia più delicate delle mie.

Mi sono consolato, però, con la vista di Sendai dall’alto. Il panorama stupendo ha compensato la tristezza causata dall’assenza del castello.

Terminato questo altro giro, era tempo di tornare alla fermata dell’autobus. Per nostra somma gioia, c’era un’enorme fila. Per fortuna siamo riusciti a entrare nel primo autobus disponibile…anche se stretti come sardine.


Il tragitto verso l’ultima tappa è stato un po’ sofferto, visto che siamo rimasti imbottigliati in un’inspiegabile traffico (forse a causa di una scossa, avvenuta proprio mentre eravamo sul mezzo…ecco perché non l’abbiamo avvertita) per circa 10 minuti, poi per fortuna l’autobus ha svoltato verso una strada vuota e siamo proceduti tranquillamente verso l’Oosaki Hachimanguu, un altro Tesoro Nazionale del Giappone.

Anche qui il colore rosso impazza. Che bello. Penso di amare i santuari shinto giapponesi. Poi, non so perché, ma adoro tanto i torii, i portali sacri.

Ovviamente, anche qui abbiamo trovato una scalinata.

TUTTA SALUTE. Almeno digerisco le schifezze che mangio ogni giorno e faccio un po’ di palestra. La collina di Aobayama è poco, per me.

Anche qui abbiamo trovato un luogo molto tranquillo e tradizionale. Impossibile non percepire l’atmosfera sacra di questi santuari. Tuttavia, la nostra pace interiore è stata disturbata da un canto religioso molto inquietante che è durato per tutta la nostra permanenza. Ho avuto per tutto il tempo paura di assistere a un rituale pericoloso. Il clima era quello.

Litanie creepy a parte, ottenemmo la seconda stampa, stavolta non scritta a mano in tempo reale. Peccato. Inoltre, grazie al nostro pass giornaliero del Loople Bus, abbiamo ottenuto un set di cartoline gratuito. Regali del genere sono sempre graditi.

La vera sorpresa, però, è avvenuta visitando i dintorni del santuario. Abbiamo visto delle galline.

Non ho capito il loro scopo lì, ma mi ha fatto molto piacere vederle. Dovrei dirlo a Banderas, sarebbe felice di conoscere alcuni parenti asiatici della sua amata Rrrrossita.

Nella strada del ritorno, sempre allietati dalla melodia sacra, ho avuto modo di provare il mio primo okonomiyaki (frittata/pancake giapponese contenente varie cose, come verdura, maionese e carne), tra l’altro in versione arrotolata, mai vista finora.

Era molto buona e leggera. Infatti me ne sarei mangiate altre tre, ma ci tenevo alla mia dignità. Pure alla linea, alla fine, ma più alla dignità.

L’ultima sorpresa della giornata consistette nell’incontro con un signore giapponese che stava studiando italiano. Il signore ha sentito me e il mio compare parlare nella nostra lingua e ci ha fermato per fare un paio di chiacchiere. Davvero simpatico, soprattutto quando ci ha chiesto se eravamo turisti, ma non essendo ancora pratico della nostra pronuncia, sembrava volesse sapere di più se fossimo “tristi”. Che tenero. Spero continui a studiare l’italiano.

Anche all’ultimo viaggio su bus abbiamo trovato una fila mostruosa, quindi siamo stati come sardine pure nel tragitto di ritorno per Sendai. Per fortuna, l’autista si sentiva di buon umore e ha parlato per tutto il tempo con noi passeggeri, elargendo battute e considerazioni buffe. Abbiamo capito che fosse roba simpatica più perché sentivamo le persone ridere, piuttosto perché avevamo capito il contenuto delle sue chiacchiere. Stiamo migliorando nel giapponese, ma mica siamo in grado di capire le parlate veloci e distorte dagli altoparlanti. Mica siamo il Papa.

Una ventina di minuti dopo, finalmente tornammo a Sendai e ci fiondammo da mangiare da qualche parte, visto che nello stomaco avevamo solo una pannocchia di mais e un okonomiyaki.


Il Loople Bus è davvero un ottimo mezzo di trasporto. Permette di visitare luoghi di grande importanza storica, ma non facilmente raggiungibili. Il prezzo è molto onesto, soprattutto se si sceglie di fare il tragitto in un solo giorno (ci vogliono davvero poche ore).

Sia per chi è appena arrivato Sendai che per chi ha voglia di fare una gitarella, approfittando di un raro momento di bel tempo, lo reputo un must.

RedNerd Andrea

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