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Io e i film horror giapponesi non andiamo molto d’accordo. Questi ultimi raffigurano spesso i fantasmi sul grande schermo e io non ne vado matto.

Non so perché, ma fantasmi ed esorcismi mi mettono molta paura, mentre con gli slasher mi diverto un mondo.

La serie più famosa di film horror giapponesi è intitolata “Ju-on” (“Rancore”), arrivata in occidente con il titolo “The Grudge”. Iniziato nel 1998, con i cortometraggi “Katasumi and 4444444444”, questo franchise è composto da numerosi film, girati sia in Giappone che negli USA (ne sono usciti ben 4 di questi reboot occidentali…tutti di discutibile successo).

Non credo di averne mai visto uno per intero, soprattutto di quelli giapponesi. I reboot americani sono solo jump scares e finta paura, mentre gli originali nipponici (almeno i primi, visto che i più recenti inneggiano al trash) mi fanno cagare sotto. Mi è bastata una scena del primo lungometraggio della serie per dire “NON MI AVRETE MAI”.

Mi sono poi ammorbidito con il primo “The Ring”, ma sempre un fifone sono.

Al richiamo della serie televisiva, “Origins”, non mi sono tirato indietro, però.

Sta su Netflix. E io non riesco a resisterle. Questa piattaforma streaming è una calamita veramente potente.


“Ju-On: Origins” è una miniserie televisiva giapponese, diretta da Sho Miyake.

Dal titolo sembra essere il primo prequel in assoluto della saga, ma in realtà…

…in realtà non l’ho capito. Non ho proprio idea se questa serie sia collegata alla famiglia Saeki.


Poiché la storia si espande per gli anni ’80 e ’90, vediamo vari personaggi, ma quelli più ricorrenti sono l’esperto del paranormale Yasuo (Yoshiyoshi Arakawa), l’attrice Haruka (Yuina Kuroshima), la liceale Kiyomi (Ririka) e il bulletto Yudai (Koki Osamura).

Altri personaggi utili per la trama sono l’assistente sociale Kimie (Nana Kurashina); Tetsuya, il fidanzato di Haruka (Kai Inowaki); la madre di Tetsuya (Nobuko Sendo) e il piccolo Toshiki (Atsuki Yamada).

Devo dire che i personaggi non mi hanno impressionato molto, anche nel caso di quelli principali. Non li ho visto risplendere a pieno. Mi è stato più facile odiare alcuni di loro (fidatevi, ci sono certe fecce…) che cominciare a tifare per altri, i più eroici. Non ho sentito nemmeno un minimo di attaccamento emotivo.

A rendere le cose peggiori, non ho capito un’acca di alcuni legami tra i personaggi, negli episodi più avanzati.


La storia sembra partire semplice: Haruka sente delle presenze in casa e Yasuo corre in suo aiuto. Poco dopo anche il fidanzato di Haruka rimane coinvolto in questi fenomeni paranormali. Ovviamente, dopo poco tempo ci scappa il morto.

Nel frattempo, Kiyomi si iscrive in un nuovo liceo e viene subito adocchiata da due ragazze, Yoshie e Mai, che decidono di portarla insieme a Yudai all’interno di una casa.

La casa gioca un ruolo importante e chiunque conosca un minimo la saga di “Ju-On” lo sa benissimo.

Di solito, in questi film ci sta una casa maledetta, in cui si è consumato un orribile omicidio. Le vittime del crimine sono morte in preda al rancore e i loro spiriti, a causa di tale negatività, non possono lasciare la casa, riducendo l’edificio a un luogo maledetto. Infatti, chiunque vi si addentra all’interno è destinato a morire male.

Succede la stessa cosa in questa serie. La gente, per un motivo o per un altro, entra nella casa maledetta e so cavoli amari.

Il problema di questa storia, però, è che non è chiaro per niente cosa è avvenuto in questa casa per renderla maledetta. Il mistero sembra venire svelato, ma i dettagli sono pochissimi e frammentati.

Gli ultimi episodi mostrano tanta roba insieme che è difficile capirci bene qualcosa. A livello temporale, sono rimasto così confuso da colpirmi da solo più volte.

Il finale, come previsto, mi ha lasciato perplesso.

Probabilmente ci sarà una seconda stagione.

Non capisco, però, perché chiamarlo “Origins”, se sembra non avere nessun collegamento con la storia dei Saeki.

Ho capito solo all’ultimo che potrebbe essere semplicemente l’origine di una storia completamente inedita.

Ciò non cambia il fatto che sono rimasto molto confuso dalla raffigurazione dei vari eventi.


Anche la sceneggiatura è abbastanza enigmatica, molte cose non vengono spiegate bene. I personaggi hanno potenziale, ma non vengono approfonditi a dovere.

Fare 6 episodi per la prima stagione è sempre un grosso azzardo. In questo caso, la scommessa è stata prevalentemente persa.


Essendo una serie horror, ci si aspetta un po’ di sana violenza.

Beh, c’è.

I primi episodi sono molto tranquilli, pieni di “vedo-non-vedo”, poi comincia ad arrivare il sangue…e francamente mi ha fatto molto senso, in alcuni momenti.

Ho finalmente rivisto la follia giapponese.

Tuttavia, mi ricordavo “Ju-On” molto più spaventoso e inquietante.

Ovviamente, ci sono anche qui delle scene di paura, ma sono poche e abbastanza deboli.

Io mi cago sotto ogni minuto, in questo tipo di film, eppure in 6 episodi avrò avuto la strizza sì e no una volta…sono rimasto più impressionato dalle scene di violenza che da quelle di paura.

Hello? Dov’è finito il classico film horror giapponese semplice e pauroso?


Esteticamente, hanno ricreato abbastanza bene le mode gli anni ’80-’90 (anche se non so di preciso come fossero in Giappone), mentre le ambientazioni sono molto semplici.

La famosa casa è interessante, piena di stanze, anche se un po’ confusionaria.

Colonna sonora semplice, tracce abbastanza cariche di tensione. In lingua originale, è molto godibile. Sembra non esserci ancora il doppiato. Meglio per me, ho fatto esercizio.

La sigla finale della serie riesce a essere più inquietante della serie stessa! Si tratta di una canzone dal ritmo molto tradizionale e giapponese e non so perché, ma mi trasmette vibrazioni molto paranormali.


“Ju-On: Origins” è un po’ confusionario, ma mi ha messo molta curiosità, soprattutto se verrà confermata una seconda stagione. Riuscirò a capirci qualcosa? Riuscirà a essere più duratura e a presentarci personaggi più completi?

Difficile dirlo.

La delusione massima è una, però: non mi sono cagato sotto.

Il masochista che è in me ci sperava.

RedNerd Andrea

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