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Il cast della Serie TV di So Cosa Hai Fatto

La serie TV non ci voleva. “So Cosa Hai Fatto” è uno dei miei film horror preferiti. Non è un capolavoro, anzi…ma mi diverte troppo.

Proprio per questo, avevo sia alte aspettative che tremenda paura, riguardo un nuovo adattamento televisivo della storia.

Avrebbe ridato linfa vitale al franchise? Oppure lo avrebbe affossato definitivamente?

Non potevo non vedermelo, in ogni caso.

Morale della favola? Certi mostri sacri non vanno toccati.

Cominciata bene, la serie TV è scivolata nel baratro dell’imbarazzo.


Trama: Un gruppo di ragazzi si gode la fine del liceo, scatenandosi in party trasgressivi. Al ritorno dalla festa, i ragazzi causano un incidente mortale e decidono di sbarazzarsi del corpo. Passa un anno e una di loro comincia a ricevere messaggi inquietanti da qualcuno che sembra sapere tutto…


Creata da Sara Goodman, “So Cosa Hai Fatto” (in originale “I Know What You Did Last Summer”) è una serie televisiva horror americana, prodotta da Amazon Studios e Sony Pictures Television Studios e distribuita su Amazon Prime Video come serie loro originale. Proprio come il film del 1997, essa si basa (alla larga) sull’omonimo libro di Lois Duncan, uscito nel 1973.


“So Cosa Hai Fatto”: Meet the victims!

Il gruppo di adolescenti protagonista di questa versione più moderna del classico degli anni ’90 è capitanato da Alison (Madison Iseman) e comprende sua sorella gemella Lennon (sempre Iseman), l’influencer Margot (Brianne Tju), l’introverso Dylan (Ezekiel Goodman), la spacciatrice Riley (Ashley Moore) e lo sportivo Johnny (Sebastian Amoruso).

Altri personaggi importanti sono Bruce (Bill Heck), il padre di Alison e Lennon; Lyla (Fiona Rene), poliziotta che si troverà a indagare gli eventi successivi alla tragedia causata dei ragazzi; Courtney e Mei (Cassie Beck e Sonia Balmores), le madri di Riley e Margot; Clara (Brooke Bloom), una donna misteriosa che sembra sapere ciò che hanno combinato Alison e gli altri, e Dale (Spencer Sutherland), un ragazzo del posto che ha quasi colto in flagrante i protagonisti.

Lo dico senza giri di parole: non c’è un personaggio sopportabile, nel cast. Magari ci sono un paio di eccezioni, ma in generale sono tutti piacevoli come la sabbia nelle mutande, compresa la protagonista Alison, che si comporta ripetutamente come una ragazzina acida e indisponente. Mamma mia, che nervi. E dire che c’era chi si lamentava della sciapa Julie, la protagonista del film.

Chiedetele scusa: è 100 volte meglio di Alison.

Il resto della combriccola si commenta da solo: Lennon è la gemella cattiva, trasgressiva, senza limiti e senza pregi; Margot è tutto quello che una influencer NON dovrebbe essere, anche se regala qualche risata; Dylan è di una tristezza immane; Johnny è scemotto, anche se sembra essere l’unico genuinamente buono; Riley pure, ma è più acida di uno yogurt scaduto.

Difficile tifare per la sopravvivenza di personaggi così.

La parte adulta del cast non è da meno. Il paparino delle gemelle è pieno di segreti oscuri; la poliziotta è incompetente; i genitori sono superficiali e Clara la pazza potrebbe essere pure interessante, ma i comportamenti non vengono mai spiegati per bene. Courtney, la madre di Riley, fornisce la quota trash grottesca che serve per ravvivare storie come questa, ma umanamente aiuto.

A livello di caratterizzazione, quindi, i personaggi sono un caso molto delicato: ognuno di essi è abbastanza delineato, di base, ma le loro evoluzioni non vengono affatto gestite bene.

La parte peggiore, però, è la recitazione: se ne salvano pochi, come Alison e Margot. Il resto sono un accozzaglia di performance atroci, tipo il padre che parla con una voce monotona per tutto il tempo: scusami, bello, ma la voce pseudo sexy falla fare a qualcuno che se ne intende per davvero.

Almeno il film aveva Sarah Michelle Gellar. Qua niente.


L’involuzione della trama

La storia ormai è un classico: il gruppo dei protagonisti festeggia la fine del liceo, si danno alla pazza gioia, tornano a casa ubriachi, investono e accoppano una persona. Terrorizzati all’idea di venire arrestati, decidono di sbarazzarsi del corpo.

Passa un anno dalla disgrazia e Alison torna in città per le vacanze universitarie. Ovviamente la ragazza ha ancora i traumi.

Appena rimette piede in casa, cominciano ad arrivare messaggi minatori: sembra che qualcuno sappia cosa hanno combinato l’estate scorsa.

Iniziano i veri problemi, soprattutto quando il misterioso stalker passa ai fatti, ovvero uccidendo gli abitanti della città.

Alison e i suoi amici dovranno fare di tutto per scoprire l’identità del killer prima che venga sparso altro sangue e, allo stesso tempo, evitare che si venga a sapere del loro grave misfatto.

La serie comincia bene, grazie a un enorme colpo di scena nel primo episodio, per poi continuare con le sorprese negli episodi successivi, soprattutto per quanto riguarda gli omicidi.

Poi, però, passa il tempo e la storia comincia a perdere colpi: tutto diventa prevedibile oppure troppo confusionario perché possa sempre una roba realistica.

Il culmine si raggiunge nell’episodio finale, banale e stupido come poche cose al mondo. Le ultime scene sarebbero pure in grado di sorprendere, ma sono state gestite troppo male.

Che spreco di potenziale. Nemmeno i possibili elementi di satira (vedi il personaggio influencer grottesco cringe di Margot) sono stati resi bene.

L’unico elemento positivo è l’alternarsi tra presente e flashback della festa fatale: nel corso degli episodi, vengono rivelati dettagli aggiuntivi sui protagonisti e le relazioni tra loro.

La sceneggiatura è molto irritante, tra battute banali, storia sempre meno fattibile e personaggi poco valorizzati.

Per molti sarà tosta sopportare i dialoghi tra i ragazzi, pieni di espressioni millennials: io stesso ho faticato a capire che volessero dire alcune volte. Sono curioso di leggere la traduzione italiana di quegli idiomi.


Dov’è il killer?

La parte horror non mi è dispiaciuta per niente: le uccisioni sono molto violente e creative, anche più di quanto mi aspettassi da una serie rivolta principalmente a un pubblico adolescenziale. Sono rimasto impressionato in senso positivo: hanno voluto osare, bravi.

Anche l’ordine delle morti mi ha colto di sorpresa: alcuni personaggi sono morti molto prima delle previsioni, mentre altri sono durati anche troppo, considerando i loro stereotipi.

Il problema è il killer: a prescindere dalla sua identità, visivamente non è pervenuto. Non ha un suo outfit, non appare quasi mai, non ha un’arma che lo contraddistingue. Risulta impossibile dargli una figura concreta e provare paura alle sue apparizioni (se ce ne sono). Il pescatore munito di impermeabile e uncino è un inno all’originalità, in confronto.

Era così difficile ricreare il pescatore?


Almeno la location si salva

Le ambientazioni sono una delle poche cose di questa serie che si salvano a pieno merito. Le riprese sono state fatte su Oahu, l’isola hawaiana che ospita la capitale Honolulu.

I panorami sono veramente belli e suggestivi, grazie alla massiccia presenza di zone naturali. Davvero una gioia per gli occhi.

Interessante anche la differenza tra le varie zone in cui abitano i protagonisti: sobborghi, zona popolare, case lussuose…c’è di tutto.

La colonna sonora è molto giovanile: ci sono un sacco di canzoni moderne, nessuna delle quali mi era familiare. Mi sono sentito un giovane boomer.


Questa serie televisiva si può riassumere così:

"So Cosa Hai Fatto": SCHIFO.

Si salvano pochissime cose: la recitazione fa pena, pietà e misericordia, a parte rare eccezioni; la storia cala bruscamente di qualità negli ultimi episodi; i personaggi sono insopportabili.

Poteva rendere molto di più, mannaggia.

Se volete vedere una serie slasher fatta bene, questa non fa al caso vostro.

Piuttosto, riguardatevi il film originale: almeno quello è divertente.

Potete guardare “So Cosa Hai Fatto” qui…a vostro rischio e pericolo.

RedNerd Andrea

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