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Mitsurugi in "SoulCalibur VI"
La figaggine di Mitsurugi è eterna.

Quando ero un bambino, “Soul Blade” (o “Soul Edge”) è stato uno dei primi giochi che giocai, appena ebbi una Playstation tutta per me.

Ricordo ancora bene quanto fossi rimasto traumatizzato dal boss finale Soul Edge e quanto mi facesse ridere la vocina squillante di Seong Mi-na.

Nonostante le meccaniche belle legnose (come tutti i giochi dell’epoca), era veramente un gioco epico.

Da lì, mi sono innamorato della saga “Soul”. Ho giocato a tutti i capitoli principali e spinoff.

Avrei voluto giocare al sesto episodio già dal day one, ma c’è stato un problemino: non ho avuto la PS4 fino a inizi febbraio 2021.

Ergo, ci ho potuto giocare solo ora.

Come inaugurai la prima Play con “Soul Edge”, ho inaugurato la PS4 con “Soulcalibur VI”.


“Soulcalibur VI” è un picchiaduro sviluppato e pubblicato dalla Bandai Namco e uscito nel 2018 per PS4, Xbox One e Windows.


Il gioco è considerato un remake/reboot di “Soulcalibur”, uscito nel 1998.

I lottatori utilizzabili sono quasi tutti volti già incontrati nei primi capitoli della saga, anche quelli leggermente più recenti come Zasalamel e Tira, del terzo gioco.

Ovviamente non mancano le icone come Kilik (considerato il protagonista del gioco), Xianghua, Maxi, Nightmare, Siegfried, Sophitia, Ivy, Mitsurugi e Taki. Un reboot senza di loro non è degno di essere chiamato tale. Dopo anni di assenza, rivediamo anche Inferno, in tutta la sua cattiveria.

Ci sono anche un paio di nuovi volti: Groh, membro di una misteriosa organizzazione che sta cercando di fermare Azwel, uno scienziato che ha li ha traditi, dal ricreare il seme cattivo della Soul Edge e distruggere il mondo.

La vera figata di questo gioco è la presenza di meravigliose guest stars.

I personaggi ospiti erano presenti anche nei titoli precedenti (Heihachi Mishima, Link e Spawn nel II, Starkiller, Darth Vader e Yoda nel IV, Ezio nel V e Kratos nello spinoff), quindi non è una sorpresa, ma fanno comunque la loro porca figura.

Il primo ospite è Geralt di Rivia, il protagonsita della saga “The Witcher”. Gli altri due sono DLC: 2B di “Nier: Automata” e Haohmaru di “Samurai Shodown”. Quest’ultimo è meraviglioso perché è azzeccatissimo: è la versione SNK di Mitsurugi.

Oltre ai personaggi già disponibili, ci sono anche i personaggi aggiuntivi scaricabili, grazie ai Season Pass: tra essi, è da notare il tanto atteso ritorno di Cassandra, la sorella di Sophitia, e Hwang, uno dei protagonisti dei primi giochi.

Per la felicità degli amanti della personalizzazione, anche qui è possibile creare personaggi inediti.


La storia copre un arco di 8 anni: i vari personaggi si imbarcano in viaggi pericolosi per ritrovare la Soul Edge, così da distruggerla e impedire l’assalto del male. Nel frattempo, un misterioso personaggio intraprende un viaggio indipendente per fermare Azwel.

Come in ogni altro gioco, tutti vogliono, per motivi totalmente diversi, la Soul Edge: chi per gloria e potere, chi per distruggerla. Poi ci sono guerrieri che vogliono semplicemente scontrarsi con avversari meritevoli o per espiare le proprie colpe (come Siegfried, dopo aver sconfitto la presenza della Soul Edge e dell’influenza di Nightmare).

Nonostante i vari personaggi viaggino per tantissimi paesi, in un modo o nell’altro finiscono per incontrarsi. “Com’è piccolo il mondo…”.

La particolarità di questo gioco consiste nella presenza di due modalità Storia.

La prima è la Soul Chronicle, la storia corale. Si affronta sia la storia principale, dove si controllano diversi personaggi alla ricerca della Spada Maledetta, culminando nello scontro finale contro Inferno, sia storie dedicate ai singoli personaggi, che contengono informazioni utili per contestualizzare alcuni eventi oppure trame secondarie più leggere.

La seconda è la Bilancia dell’Anima, dove si controlla un personaggio creato dalle nostre mani, in viaggio per fermare Azwel e chiunque volesse ricreare il seme maligno della Soul Edge. Durante il suo viaggio, il/la combattente (noto/a come Tramite) incontra numerosi personaggi, inserendosi quindi nella storia canonica. Inoltre, sarà costretto/a a fare delle importanti scelte che indicheranno verso quale schieramento pendere (bene o male), il che avrà anche ripercussioni nella storia.

Non essendoci tante informazioni sugli antefatti, è difficile capire per bene la trama. Nel dubbio, se vuoi, schierati con il bene, sennò diventa cattivo.

La storia di “Soulcalibur” è proprio tipica di un’opera epica: ci sono battaglie, tradimenti, tragedie e imboscate. Tutto molto tranquillo.


La storia scorre bene, ci sono molti dialoghi interessanti.

I personaggi sono iconici, come sempre. Caratteri e storie interessanti.


“Soulcalibur” è un picchiaduro all’arma bianca. Ogni personaggio ha una sua arma, quindi ha uno stile peculiare. C’è chi usa bastoni e lance (Kilik, Mi-na), spade (Xianghua, Mitsurugi), kunai (Taki), spadoni (Nightmare, Siegfried), fruste (Ivy) e via dicendo.

Personalmente adoro usare Mitsurugi, mi fa sentire come un vero samurai.

Tra gli attacchi possibili, ci sono quelli orizzontali e verticali con l’arma, poi i calci. Con un pulsante specifico, si può parare.

Con i pulsanti più dorsali, si possono fare mosse più complesse, come le prese, i tagli invertiti (attacchi potenti e ben coreografati che, se vanno a segno, riempiono la barra dell’anima) e le lame critiche, attacchi speciali che possono ribaltare l’esito dello scontro.

Come in ogni picchiaduro, è importante sapere parare con il giusto tempismo, visto che si può stordire l’avversario.

Oltre al classico modo per vincere la partita, ovvero per K.O., si può anche trionfare facendo cadere l’avversario fuori dal ring. Io mi diverto tantissimo a farlo, soprattutto quando il nemico è super forte e rischi di perdere.

Il gioco presenta molte modalità di gioco: oltre alle due storie, ci sta l’arcade, la sopravvivenza, gli scontri online e l’allenamento. Inoltre c’è anche un museo, dove si possono consultare musiche, immagini, video e documenti in grado di fornire un contesto più ampio per la storia.

Giocando alcune modalità si possono ottenere Punti Anima, utili sia per acquistare vestiario per la personalizzazione che elementi del museo.

Passiamo alla modalità Personalizzazione: si possono sia creare personaggi inediti che modificare l’outfit di uno dei combattenti della saga. Sinceramente, non ci sono molte opzioni, mi aspettavo un repertorio più ampio. Il fatto che con i Season Pass vengano dati elementi aggiuntivi mi sa di paraculata.

Anche gli stili dei combattenti includono diverse armi da scegliere, solo che non hanno chissà che di diverso, a livello funzionale. Cambia solo l’estetica. Mi mancano i tempi delle armi con effetti aggiuntivi, delle versioni Soul Edge/Soul Calibur e delle armi scherzo (più ripenso al calamaro gigante per Siegfried, più rido in preda alla nostalgia).

Una cosa, però, mi piace parecchio: ci sono diverse specie da scegliere. Ci sono gli umani, i malfestati (coloro che sono stati avvelenati dal seme maligno), uomini-lucertola, colossi o demoni.

I DLC attirano: contengono personaggi, arene, elementi in più per la personalizzazione e anche capitoli di storia dedicati ai personaggi scaricabili. Almeno risultano più funzionali: fanno contenti i fan e fanno venire voglia di rimettere mano alla modalità Storia già finita.


La grafica mi piace parecchio. I personaggi sono resi molto bene, così come le arene (anche se sono pochine). Le lame critiche sono coreografate in maniera spettacolare, soprattutto se vengono usate per concludere lo scontro (regalano animazioni aggiuntive).

Nella modalità Soul Chronicle, i dialoghi vengono affiancati da ritratti bellissimi. Complimenti al disegnatore.

Colonna sonora molto bella, sempre dal sapore epico, come in ogni titolo “Soul”. Alcune tracce contengono elementi di musiche passate, quindi il nostalgico in me è super felice.


“Soulcalibur VI” è un bellissimo reboot della serie: consente a chi conosce già la saga di riscoprire la storia da più punti di vista. Per chi è neofita, magari non è proprio il titolo adatto per cominciare.

Sarebbe interessante se dovessero fare un remake di “Soul Blade”.

Dopo un breve calo di qualità negli ultimi due capitoli, con questo gioco si torna allo splendore di un tempo. Se ci fosse stata più ricchezza in alcuni campi (come le arene, qualche modalità in più e armi più differenti), sarebbe stato proprio perfetto.

Visti i bellissimi personaggi dei Season Pass, penso che cederò ai DLC, magari quando sono in offerta. Voglio troppo giocare nei panni di Cassandra e Haohmaru.

Come gioco inaugurale per la PS4, sono rimasto davvero soddisfatto.

“The legend will never die”.

RedNerd Andrea

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