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Buon Halloween a tutti.

Le serie antologiche mi piacciono molto perché ogni stagione presenta storie, personaggi e ambientazioni diverse, anche se ci sono quasi sempre gli stessi attori (il che non è un male, se sono bravi).

Penso che “American Horror Story” sia la prima serie antologica che abbia cominciato a vedere, sia di genere horror che in generale. Anzi, mi sa che ho visto solo serie antologiche horror, finora.

Comunque, nonostante molte stagioni affrontino temi che non rientrano nei miei gusti (fantasmi, depravazioni e abomini inquietanti), mi sono sempre piaciute, anche nel caso di “Hotel”, che mi ha lasciato un po’ meh.

Dopo la sesta stagione, “Roanoke”, mi sono fermato, più che altro perché stavo così indietro con molte altre serie che AHS è caduta, senza volerlo, in fondo alla lista.

Il mio interesse si è risvegliato tutto d’un tratto quando Ryan Murphy, il creatore della serie, ha annunciato che la nona stagione sarebbe stata un’ode agli slasher degli anni ’80.

Se non avessi avuto contegno, avrei urlato dalla felicità, sconvolgendo l’intero vicinato.

Una serie basata su due elementi che amo da impazzire: il genere slasher e gli anni ’80.

Le aspettative erano molto alte, soprattutto perché Murphy aveva già cannato con la seconda stagione di “Scream Queens”, condannandola alla cancellazione. Cosa che non gli perdonerò mai, visto che una perla rara del trash.

Beh…posso dire, con tutto il cuore in mano, che “1984” è una delle mie stagioni preferite di “American Horror Story” in assoluto. Mi mancano ancora da vedere “Cult” e “Apocalypse”, ma conoscendomi, non mi piaceranno quanto “1984”.


“American Horror Story: 1984” è la nona stagione della serie antologica “American Horror Story”, creata da Ryan Murphy e Brad Falchuk e trasmessa su FX. Come già detto, questo nono capitolo è ispirato ai film slasher, come “Halloween” e “Venerdì 13”.


I protagonisti sono dei giovani che si dirigono a Camp Redwood per lavorare come capigruppo/istruttori in un campo estivo che riaprirà il giorno successivo, dopo essere rimasto chiuso per 14 anni, a seguito di un terribile massacro: le cinque carni da macello sono Brooke (Emma Roberts), Montana (Billie Lourd), Chet (Gus Kenworthy), Xavier (Cody Fern) e Ray (DeRon Horton). Altri (pochi) membri dello staff includono la nuova proprietaria (e sopravvissuta al massacro di 14 anni prima) Margaret (Leslie Grossman), il capo delle attività Trevor (Matthew Morrison) e l’infermiera Rita (Angelica Ross).

Altri personaggi importanti sono Mr. Jingles (John Carroll Lynch), il killer che ha massacrato i ragazzi del campo, 14 anni prima, e Richard Ramirez (Zach Villa), detto anche Nightstalker, un serial killer realmente esistito che ha terrorizzato gli Stati Uniti negli anni ’80.

Molti degli attori, come Emma Roberts, Billie Lourd e John Carroll Lynch, sono già apparsi in precedenti stagioni di “AHS”, mentre altri, come Matthew Morrison e Angelica Ross, sono new entry, anche se sono comunque apparsi in altre serie tv create da Murphy (Morrison è l’amato Mr. Schuester in Glee, mentre Ross è apparsa in “Pose”). Altre glorie della serie appaiono in ruoli minori, come Lily Rabe, Dylan McDermott e Leslie Jordan. Strano, ma vero, Sarah Paulson e Evan Peters, i due pilastri della serie, non compaiono per niente in “1984”.

Ogni personaggio incarna un popolare stereotipo del cinema slasher: abbiamo la brava ragazza (Brooke), il palestrato (Chet), i neri (Rita e Ray), la puritana (Margaret), la bionda ribelle (Montana), la queen isterica (Xavier) e il daddy (Trevor). Un cast molto variopinto, ma che riesce a mostrare una sua interessante personalità, senza cadere nel mero luogo comune. Ognuno ha una storia personale, chi può approfondita, chi meno.

Finalmente Emma Roberts ha un ruolo buono. La ragazza è una delle icone di “AHS”, ma anche di “Scream Queens”. Impossibile dimenticare Madison “Surprise, Bitch” Montgomery e Chanel Oberlin. Peccato che ha sempre fatto ruoli da bitch egoista. Li ha fatti divinamente, ma bisogna cambiare registro. In “1984”, per fortuna, le è stato dato un personaggio completamente diverso e allo stesso modo gradevole, più umano. Mi è piaciuta molto.

Un’altra promessa è Billie Lourd. Non l’ho ancora vista in “Cult” e “Apocalypse”, ma ho adorato la sua Chanel #3 in “Scream Queens” e sono affezionato a sua madre, la compianta Carrie Fisher. Anche qui, fa la sua porca figura: Montana è un personaggio esilarante che regala emozioni e trash sopraffino.

Gli altri nuovi arrivi che non avevo ancora visto, perché apparsi nelle ultime stagioni, mi sono piaciuti, sono delle interessanti nuove aggiunte: Fern e il suo Xavier sono uno spasso, il belloccio ambiguo e isterico, se gestito bene, è sempre un divertimento, mentre Grossman e la sua Margaret sono odio puro. Ogni sua scena è irritante, ma in positivo. Non bisogna per forza compatire una sopravvissuta, se è odiosa e bigotta.

Con John Carroll Lynch, si entra in un mondo interessante: Mr. Jingles non è solo morte, ma anche traumi, passato e fragilità. Riusciamo a conoscere molte sfumature di un killer brutale. Perché ha compiuto il massacro? C’è ancora del buono in lui? Siamo stati abituati a villain che sono solo macchine di morte, come Michael Myers, Jason e Leatherface, che un mostro omicida dotato di una vera e propria caratterizzazione sembra uno shock.

Al contrario, Richard Ramirez è la personificazione del male, senza alcun elemento positivo. Regala anche scene simpatiche, ma principalmente è morte.

Interessante come vengano introdotti vari cattivi (fidatevi, Jingles e Ramirez non sono gli unici a comparire), ognuno totalmente diverso dall’altro.

Tornando alle papabili vittime, le new entry assolute sono tutte ben accette. Vedere Morrison in ruolo completamente diverso da “Glee” è stata una piacevole sorpresa: non lo avrei mai immaginato a interpretare il piacione narcisista con una grande personalità (non parlo del suo carattere…).

La vera rivelazione, per me, è stata Angelica Ross. Non avevo mai visto “Pose” e non avevo mai sentito parlare di lei, ergo una completa sconosciuta. Tuttavia mi ha catturato dalla sua prima all’ultima scena, grazie a una cazzutissima infermiera piena di segreti e sfumature.

Non è facile avere a che fare con un cast fatto bene, in un’opera slasher. Forse l’ultima volta che ho apprezzato a pieno i personaggi di un horror è stata in “Scream”.

Anche le altre vecchie glorie (Rabe, McDermott) fanno la loro bella figura, anche se in uno spazio minore.

Ora, invece, sto per dire un’unpopular opinion: la mancanza di Sarah Paulson e di Evan Peters non si è sentita per niente. Sono due bravissimi attori che riescono sempre a splendere, in ogni stagione di “AHS” (questa è la prima volta che non appaiono in nessun episodio), ma era giusto che altri attori promettenti si prendessero il loro spazio.


La storia è qualcosa di già visto: dei ragazzi si dirigono a lavorare in un campo estivo, in procinto di riaprire dopo essere stato abbandonato da anni, a seguito di un terribile massacro.

Un elemento di novità, però, è il fatto che ci venga mostrato il motivo per cui i ragazzi accettano il lavoro. Non succede quasi mai di vedere il “prima” della storia principale. In “Venerdì 13”, non sapevamo nulla della storia dei protagonisti. Qui, invece, scopriamo mano a mano il passato di Brooke, Montana, Chet, Ray e Xavier, nonché di Mr. Jingles, Rita e Margaret. Ovviamente, non si tratta di roba piacevole.

Mi è piaciuto il fatto che ogni personaggio non è immune da caratteristiche negative. Nessuno di loro è un santo, anzi. Er più pulito c’ha la rogna, persino la sopravvissuta. Ciò rende ancora più difficile prevedere chi meriti o no di arrivare vivo alla fine della stagione.

Un’altra sorpresa di questa storia è il suo continuo evolversi: nonostante sia la stagione più breve (solo 9 episodi), mostra una storyline molto estesa.

Proprio per questo, i colpi di scena sono molti e anche inaspettati, tra personaggi che mostrano lati oscuri all’ultimo minuto e strade narrative impreviste.

Devo dirlo. Di solito, in una stagione di “AHS”, succede che mi prende l’abbiocco o mi annoio, in alcune scene. In “1984”, invece, non mi sono annoiato per niente. Ogni episodio scorre bene e velocemente, tanto che mi è dispiaciuto un sacco quando sono arrivato all’inesorabile ma perfetto finale.

Non c’è nulla che mi abbia fatto storcere il naso, ho trovato tutto giustificato e non messo a casaccio. Sembra proprio che Murphy abbia imparato dai vergognosi errori di “Scream Queens”, ma ormai il danno è fatto, caro Ryan. Quella serie meritava un trattamento diverso.

Come ogni slasher che si rispetti, c’è molta ironia, soprattutto trash. Però sono presenti anche molti momenti drammatici gestiti molto bene. L’esagerazione è presente solo quando ci sta bene.


Anche la sceneggiatura mi è piaciuta. I dialoghi coinvolgono e ogni scena funziona, si ride, ci si caga sotto e ci si commuove pure.

I personaggi mi sono piaciuti davvero tanto.

I riferimenti al cinema slasher e alla cultura degli anni ’80 sono infiniti e pure plateali. Li ho graditi tutti.


L’ambientazione è uno squisito omaggio al genere slasher: niente è più perfetto di un campeggio maledetto da un massacro per far rivivere l’orrore degli anni ’80. Bello, silenzioso, immerso nella natura, ma anche pieno di pericoli, killer e corpi.

Continuo a essere dell’idea che non andrò mai in campeggio. Gli scout mi sono bastati.

Anche acconciature e abiti sono meravigliosi. Il colore, la follia e anche l’improponibilità di un decennio rimasto nella storia ritornano a far luccicare i nostri occhi, anche se molte volte sono accostamenti che fanno a cazzotti tra loro. Colori assurdi, capelli cotonati e vaporosi, pantaloncini super corti, piercing…non manca nulla.

Anche la colonna sonora è squisitamente retro. La musica del film è un inno al sintetizzatore, ancora più che in “Stranger Things”, ma sono presenti anche grandi hit dell’epoca. Ho riconosciuto molte delle canzoni e ne ho scoperte anche di “nuove”.

La sigla di “AHS” meriterebbe quasi sempre valanghe di premi. Il suo tema musicale è stupendo e il montaggio grafico ancora di più. La versione di “1984” è forse una delle più belle perché racchiude ogni singolo elemento degli anni ’80, presente anche nella melodia, che ha subito un grande cambiamento, rispetto alle modifiche delle altre stagioni.


Ero partito con grandi aspettative, ma “American Horror Story: 1984” mi ha sorpreso ancora più del previsto, rivelandosi una delle stagioni meglio fatte dell’intera serie. Ryan Murphy ha unito “AHS” e “Scream Queens” in una sola opera, inserendo il meglio di entrambe. Chi ama il genere slasher e la cultura degli anni ’80, potrebbe rimanere molto felice da questa stagione, che è un continuo omaggio fatto bene e con cuore.

Grazie a “1984”, mi è tornata la voglia di continuare questa serie. Recupererò molto presto “Cult” e “Apocalypse”. Chissà, invece, con cosa se ne uscirà per la 10° stagione. è un bel numero, quindi spero usi le sue migliori idee.

E poi chissà…magari riesce a trovare un modo per riportare in vita “Scream Queens”. Continuerò a ripeterlo anche tra 50 anni: era una serie davvero esilarante.

RedNerd Andrea

(seguono considerazioni spoiler)

4 thoughts on “AMERICAN HORROR STORY: 1984 – Col cavolo che andrò in campeggio

  1. Piloswineseyes ha detto:

    Dopo Cult e Apocalypse avevo un po’ perso le speranze. Quando ho saputo della presenza di Ramirez, manco a dirlo, me lo volevo guardare poi tra una cosa e l’altra non me lo sono più recuperato.

    1. RedNerd Andrea ha detto:

      Quando avrai del tempo, prova a vederlo! Non ho ancora recuperato Cult e Apocalypse, ma ho il presentimento che 1984 sia una stagione migliore. 😂

      1. Piloswineseyes ha detto:

        e non ti sbagli. Cult secondo me è saltabilissima, Apocalypse era anche interessante ma ad un certo punto hanno mandato tutto alle ortiche…

        1. RedNerd Andrea ha detto:

          No dai, che peccato. Vabbè, le vedrò solo quando non avrò niente altro da guardare, grazie! 😂

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