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Alla fine, nonostante la situazione coronavirus, siamo riusciti a cominciare le lezioni, seppure con un lieve ritardo.

Avremmo dovuto iniziare verso gli inizi di aprile, ma la Tohoku University ha preferito aspettare per vedere l’evoluzione della situazione. Risultato: due studenti (entrambi in un dormitorio diverso dal mio) sono rimasti contagiati dopo essersi visti a uno dei pub britannici presenti al centro città (sono chiusi anche ora, che siamo arrivati a metà maggio). I contagiati, alla fine, non sono diventati tanti, a differenza di Tokyo, Osaka e altre città più grandi, ma l’università ha deciso di non farci correre rischi.

Ergo: lezioni online.

Io ho apprezzato molto questa decisione, visto che il campus principale, nei giorni di fuoco, diventa molto affollato.

In pratica, è sconsigliato visitare il campus per qualunque motivo. Infatti sono rimaste chiuse persino le biblioteche. Che sfiga: siamo nel periodo cruciale, per quanto riguarda le ricerche per le nostre università o per la Tohoku e hanno dovuto chiudere le biblioteche. Attualmente, stanno riaprendo piano piano, ma io aspetterò ancora un pochino prima di fiondarmi tra gli scaffali pieni di volumi rari. Almeno spero di essere riuscito prima a delineare la struttura definitiva della mia ricerca e tesi.

Io devo fare ammenda: il giorno stesso dell’inizio delle lezioni (20 aprile) sono andato al campus principale, per il semplice motivo che dovevo a tutti i costi comprare un libro per uno dei corsi, purtroppo introvabile su Amazon Japan. Nessuna brutta conseguenza.

Nemmeno le pratiche per iscriverci ai corsi del secondo semestre e per ricevere la borsa di studio giapponese si possono consegnare di persona, in segreteria. Abbiamo dovuto fare tutto online…e non è stato per niente facile.

Per esempio, per iscrivermi ufficialmente al semestre, dovevo compilare dei documenti online (ci ho messo una vita, ma grazie a un compare di studi connazionale, ho scoperto Adobe Reader DC) e allegare all’email di registrazione le email dei professori in cui mi concedevano ufficialmente il permesso di seguire i loro corsi.

Ma che senso ha dover addirittura mettere le email? Una mia compagna ha dovuto richiedere alla prof di mandarle l’email di permesso perché, a detta della segreteria, non era abbastanza chiara. Che colpa ne ha la prof di letteratura giapponese se è un amore che vuole sapere come stiamo, in questo periodo di difficoltà personale e sanitaria?

Per fortuna tutto risolto.

E finalmente possiamo seguire le lezioni senza problema!

…connessione internet nostra o altrui permettendo.


Come funzionano le mie lezioni online?

Innanzitutto, bisogna utilizzare la piattaforma Google Classroom, dove bisogna iscriversi, tramite codici, ai corsi che vogliamo seguire. Dopo esserci riusciti, avremo formato una pagina piena di finestrelle: ognuna di esse è una classe, in cui il prof può creare diversi tipi di post: alcuni semplici, in cui vengono inserite solo i link per seguire le lezioni oppure informazioni su corsi, come il programma di studi, oppure pdf che contengono le dispense (che quasi sempre ce tocca stampa); altri invece sono dedicati a test (tramite Google Form), esami e compiti da mandare, tipo report o composizioni. Alcuni si divertono pure a mettere i voti. Per fortuna, questi post hanno il contenuto identico per tutti gli studenti, ma non il voto e il commento del prof (se lo fa). Quelli sono visibili solo allo studente singolo, quindi nessun rischio di venire sputtanati, se inviate un compito di cacca.

Sono molto curioso di vedere come funzionerà con gli esami, visto che dovremo fare sia roba scritta che orale. Nel mio corso di Comprehensive Japanese (si studia il giapponese sotto vari livelli, come la scrittura, il dialogo, la lettura e la grammatica), la parte orale consisterà in un’intervista da parte del professore. Per fortuna, la sessione sarà un tu per tu, nessun altro studente potrà assistere alle altre sessioni. Grazie al cielo, anche qui mi salvo da possibili figuracce in larga scala.

EDIT: Ieri ho sostenuto il mio primo esame, ovvero lo scritto del Comprehensive Japanese. Bisognava fare tutto su un documento word, collegato alla piattaforma Meet con telecamera obbligatoriamente accesa. Ho dovuto rispondere a domande relative a testi, comporre frasi usando determinati elementi grammaticali e scrivere una composizione che avrebbe dovuto obbligatoriamente includere la seguente struttura: introduzione su un problema molto discusso, la mia opinione, i motivi per la quale sostengo tale opinione, una previsione di critica opposta alla mia opinione, la mia risposta alla critica, finale in cui ribadisco il mio punto di vista e problemi da affrontare in futuro, riguardo l’argomento.

Il tutto in un’ora e mezza. Ho consegnato un minuto prima della scadenza del tempo.

Penso che questo primo esame sia stato abbastanza traumatico, visto che sono stato in coma, sul letto, per il resto della giornata. Forse devo seriamente cominciare a lavorare su come smaltire lo stress da esami prima che ricorda il mio fisico a una poltiglia.

Oltre ai corsi universitari e di lingua, sono stato inserito nella classe del mio programma di scambio, dove siamo stati supportati (il meglio possibile…più o meno) con le registrazione e possiamo partecipare a videochiamate di gruppo con altri giapponesi.


Le lezioni vengono tenute su due piattaforme di chat video: Google Meet e Zoom. Non ho ancora capito quale delle due sia migliori, ma Zoom permette di creare sottogruppi tra i membri della videochiamata. Ciò risulta molto utile se il professore vuole dividere gli alunni in gruppi minori per farli discutere in maniera più attiva e proficua.

Zoom ha, però, un piccolo difettuccio: puoi cambiare il nome e lasciarlo così com’è finché non lo cambi un’altra volta.

In un paio di corsi, devo per forza chiamarmi Andrea kun perché ci sono due Andrea. Quando mi connetto nei corsi seguenti, ogni tanto mi scordo di tornare al mio nome completo. I prof lo hanno notato e si sono sbellicati dalle risate, visto che kun di solito si usa tra amici della stessa età o per bambini. Che imbarazzo.


In questo periodo, le lezioni online sono una mano santa.

Non siamo costretti a uscire per andare fino al campus, quindi non rischiamo assembramenti nelle aule o, soprattutto, nelle mense. Però mi manca la mensa. Ogni giorno potevo pranzare spendendo pochissimo. La spesa settimanale costa molto di più, rispetto a una settimana di pranzi a mensa.

Ma il pregio più bello è che non bisogna più svegliarsi almeno due ore prima per fare doccia e colazione, prima di fiondarsi al campus principale. Ora è possibile anche svegliarsi solo mezz’ora o un’ora prima, dipende se volete prendervela comoda prima di collegarsi o amate l’adrenalina e volete fare tutto di corsa. In più, si può pure seguire le lezioni in pigiama, se se ne indossa uno decente. Io, nel dubbio, preferisco mettermi un outfit inguardabile: maglietta e pantaloni extra-extra-large della palestra di karate. Che comodità. Tanto sotto il torace non si viene inquadrati. Non vedo l’ora di mettermi i pantaloncini cortissimi, in estate.

Ci sono anche delle soddisfazioni trash, con questo tipo di lezioni.

Innanzitutto, Zoom consente di modificare lo sfondo alle nostre spalle. Io sinceramente non mi vergogno di far vedere a tutti i miei scaffali disordinati e colmi della qualunque, ma altri ragazzi preferiscono cambiare sfondo. Il migliore, per ora, è un ragazzo della classe di kanji che ha messo una banana. Ogni volta che viene inquadrato mi trattengo dal ridere come un cretino. D’ora in poi lo chiamo Banana Boy.

Un’altra fonte di divertimento consiste nei microfoni. Alcuni si dimenticano di spegnerli, visto che ci viene consigliato di attivarli solo se interpellati dai prof…e ne hanno pagato le conseguenze. Uno ha da poco avuto un figlio e ha lasciato il microfono acceso proprio nel momento in cui il bimbo si stava svegliando. Tra i versi del bimbo e altri effetti vocali incomprensibili, pareva di sentire qualcosa di mooooolto ambiguo. Una ragazza, invece, ha urlato solo perché ha accidentalmente chiuso la pagina con il file da leggere in classe, mentre Banana Boy ha tirato un megaverso di sollievo, alla fine della lezione. Come ho fatto a non ridere sguaiato davanti a tutti, non lo so. Anzi, lo so: ho disattivato il microfono proprio nel momento della mia risata acuta. Ogni tanto, sono intelligente.

Ho rischiato anche io di fare figuracce con il microfono, ma sono stato salvato in extremis dalla mia lingua madre: ho inavvertitamente esternato la mia necessità di andare in bagno, usando termini non proprio raffinati. Per fortuna l’ho detto sottovoce, quindi sono i miei compagni italiani hanno sentito e capito. Promemoria: fare più attenzione, anche se parlo italiano.


Ovviamente, però, non è tutto rose e fiori.

Seguire lezioni esclusivamente online può risultare pesante, soprattutto per chi, come me, porta gli occhiali.

Io sono sia miope che astigmatico, quindi ci vedo che è una meraviglia…di merda.

Stare tre ore di fila a fissare uno schermo non è affatto piacevole. Nei giorni in cui devo seguire più corsi, finisco per avere mal di testa già da pranzo inoltrato.

Poi vabbè, la connessione va e viene. Alcuni hanno Internet molto precario e ogni tanto escono dalla videochiamata senza nemmeno rendersene conto. Parlo per esperienza. Ogni tanto succede pure a me.

Anche l’audio non è il massimo. Ogni tanto viene percepito in maniera frammentaria. Ovviamente, succede quando i prof stanno dando informazioni molto importanti.

Il problema più irritante, almeno per me, riguarda proprio gli studenti.

Parecchi ragazzi si connettono senza usare la videocamera.

Non credo proprio che tutti abbiano problemi di connessione.

Va anche bene, se bisogna solo seguire la lezione, senza dover rispondere alle domande o discutere con altri compagni.

Quando bisogna avere un ruolo attivo, secondo me è educazione uscire la faccia, sti cavoli se indossi il pigiama di Pikachu, se hai ancora la bava alla bocca da dormita profonda o i capelli sparati in aria perché non hai avuto il tempo di pettinarti. Devi farti vedere in faccia.

E invece no. Molti, nemmeno durante le discussioni, attivano la videocamera. Anzi, non parlano manco tanto.

La lezione di letteratura inglese è davvero un dramma. Sono l’unico (oltre al prof) dei 16 studenti che ha la telecamera accesa fissa. All’ultima lezione, eravamo in quattro e nessuno degli altri tre si è degnato di mostrare la loro faccia. Se fanno così anche la prossima volta, sbrocco. Anche perché, almeno per me, è difficile capire il giapponese se non riesco a vedere il labiale.

Sono fiero dei miei compagni italiani: come me, tengono sempre accesa la videocamera. Noi sì che ci mettiamo la faccia, anche per quanto riguarda le figure di cacca.

Concludo la mia lamentela con una genialata fresca fresca, ammirata durante l’esame di ieri.

Una delle compagne di classe, già nota per essere diversamente intelligente, è arrivata in ritardo di mezz’ora. Era palese che non si fosse svegliata in orario. Il prof, troppo gentile per quanto mi riguarda, le ha comunque fatto sostenere l’esame. Che cosa fa la ragazza sveglia?

Fa l’esame con la videocamera spenta!

Il prof aveva specificato pure per iscritto, nei giorni precedenti, che era obbligatoria la videocamera accesa.

Io non sono una persona cattiva, ma spero che il prof abbia notato questa seconda mancanza di rispetto sia per lui che per noi che ci siamo svegliati presto e abbiamo tenuto la videocamera accesa per tutto il tempo e ne tenga conto.

La tentazione di sbroccarle, prima in italiano e poi in giapponese, è stata molto alta.


Qui in Giappone, faremo lezione online fino alla fine, ovvero a metà agosto.

Sì, fa veramente strano finire l’università in piena estate.

Vista la situazione, è meglio così. Meglio non rischiare.

Però, mi manca davvero tanto scherzare, sclerare e condividere ansie con i miei compagni in aula, prima di ogni lezione.

Spero di poterli rivedere almeno in giro per il centro.

Sono arrivato nel periodo in cui ho tanto bisogno di contatto umano, soprattutto perché i miei coinquilini non sono di compagnia.

Se volete raccontare pro e contro, ma soprattutto figure di cacca avvenute durante le lezioni online, scrivetelo nei commenti. Voglio ridere.

RedNerd Andrea

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