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Di solito, i medical drama non mi fanno impazzire, sembrano troppo concentrati sui dilemmi dei personaggi che sull’importanza della professione medica. Infatti non sopporto “Grey’s Anatomy”, anzi credo che a causa sua siano nati in me dei pregiudizi su questo genere di telefilm.

Poi ho visto “The Night Shift” e “Chicago Med” e il mio scetticismo si è un po’ allentato.

Poi l’amore a prima vista con “Doctor-X”, drama giapponese incentrato sulle operazioni chirurgiche.

Certo, alcune cose rasentano l’impossibile, ma mi ha intrigato più del dovuto, grazie anche a una delle protagoniste teoricamente più insopportabili di sempre.


Diretta da Naomi Tamura e Hidetomo Matsuda, la prima stagione di “Doctor-X: Surgeon Michiko Daimon” (in originale “Dokuta-X: Gekai Daimon Michiko”) è uscita nel 2012.


La protagonista è una chirurga freelance, Michiko Daimon, ed è interpretata da Ryoko Yonekura.

Intorno a lei ruotano numerosi personaggi: l’anestesista Hiromi Jonouchi (Yuki Uchida), I chirurghi Hikaru Morimoto, Hideki Kaji e Mamoru Hara (Kei Tanaka, Masanobu Katsumura e Kosuke Suzuki), il caporeparto Takashi Torii (Yasunori Danta), con tanto di segretaria-amante Okumura (Tantan Hayashi); il capo dell’ospedale Busujima (Shiro Ito), la manager dell’istituto Terayama (Shigeru Muroi) e Akira Kanbara (Ittoku Kishibe), capo dell’agenzia di Michiko.

In ogni episodio, inoltre, compaiono molti altri personaggi, per cui l’ospedale è estremamente popolato!

La protagonista è geniale, totalmente diversa dagli stereotipi: emana grande fascino, ha un talento mostruoso come chirurga, tuttavia è avida, gioca molto d’azzardo ed è asociale da morire. Reputa ogni cosa che non comporti l’utilizzo di abilità mediche una perdita di tempo e non ha paura di dare dell’incompetente a ogni suo superiore, anche se tecnicamente ha sempre ragione lei. Infatti Michiko è una donna consapevole delle sue abilità ed è super confidente, tanto da dire a ogni occasione “Io non fallisco mai.” Certo, i suoi colleghi mal la sopportano, ma preferisco avere una dottoressa come lei che uno che parla tanto ma poco fa. Nonostante si renda protagonista di molte figure di cacca (sempre a causa della sua schiettezza), è impossibile non amarla.

I personaggi secondari sono molto diversi tra loro e non risultano sempre simpatici. Innanzitutto, i chirurghi sono tutti uomini, a parte Michiko, quindi maschilismo a volontà.

Il trio delle comari Hara, Kaji e Morimoto è molto simpatico, quando parlano tra loro, ma sono più interessanti da singoli. Se Morimoto è quasi sempre moscio, Hara è esilarante (soprattutto per le sue facce), mentre Kaji è la cattiveria in persona, ma regala anche i momenti comici migliori. Inoltre lui e Michiko, con i loro battibecchi continui, formano una potenziale coppia. Io li shippo.

Jonouchi è uno dei pochi personaggi positivi e di cui si riesce a conoscere bene la sua vita fuori dal lavoro. Oltre ad essere probabilmente la prima a vedere Michiko sotto una buona luce, è anche una mamma che lotta per stare il più possibile con la figlia, considerando che anche l’ex marito lavora in ospedale ed è molto assente.

Altro personaggio positivo è Kanbara, “agente” di Michiko. Sempre pronto a supportare la sua protetta, riesce a rivelarsi più avido di lei, ma a sua differenza, lui riesce a incassare soldi e a tenerseli per sé.

Torniamo ai personaggi negativi: Torii è il caporeparto bravo solo a fare ricerche; la sua segretaria è meglio non commentarla, potrei risultare parecchio offensivo; il direttore Busujima è la vera serpe del gruppo, manipola tutti e tutto a suo piacimento e pretende pure di aver ragione. Da prendere a sberle in faccia.

E per finire, la manager dell’ospedale, anche nota come “Sandra Oh dei poveri” perché assomiglia un sacco all’attrice di “Grey’s Anatomy”. Solo che quest’ultima ha carisma ed è simpatica, mentre Terayama è brutta e patetica. Dovrebbe essere l’elemento comico, ma è estremamente insopportabile.

Anche la maggior parte delle guest star dei singoli episodi consiste in personaggi poco gradevoli, ma per la gioia del pubblico, subiscono il karma che si meritano: incontrare Michiko.


La storia è semplice: il primo episodio consiste in Michiko che arriva nel nuovo ospedale e travolge tutti con i suoi approcci non convenzionali. Ovviamente non è ben accetta, ma si dà da fare per salvare i pazienti. Dei colleghi non gliene frega una ceppa, è molto fedele al detto “Chi si fa li cazzi sua campa cent’anni”. Brava, dottoressa Daimon, tu sì che hai capito tutto <3.

Oltre al caso clinico dell’episodio, abbiamo anche a che fare con i drammi dello staff e con i tipici complotti di potere dei piani alti. Se devo essere sincero, l’ambiente ospedaliero, dal punto di vista lavorativo, appare totalmente spiacevole, visto che tutti vogliono solo soldi e potere, tranne Michiko che, nonostante sia indebitata fino al collo, mette al primo posto i pazienti. 

Lo schema generale dell’episodio è abbastanza ripetitivo: arriva il paziente, i dottori discutono sul metodo chirurgico da attuare, Michiko non ci sta e si impunta per contrastare le incompetenze dei colleghi, indaga per i fatti suoi, poi arriva il giorno dell’operazione. Michiko davvero è così infallibile? La risposta ci verrà fornita presto…

Io, di medicina, me ne intendo quanto Gabriel Garko di recitazione, quindi non posso giudicare l’elemento medico della serie, ma alcune situazioni mi paiono troppo surreali. Tuttavia funziona tutto bene e a capre come me, grazie alle numerose spiegazioni tecniche, si apre un nuovo mondo. 

Generalmente l’atmosfera è drammatica, ma non mancano scene divertenti, dovute alle uscite scontrose di Michiko e alle conseguenti reazioni dei colleghi. Inoltre si nota anche una componente più crime, grazie alle indagini di Michiko per trovare una soluzione ai sintomi dei pazienti, arrivando spesso a conclusioni inaspettate.

Gli episodi finali sono un concentrato di tensione, soddisfazioni e molti spunti per una nuova stagione. 


La sceneggiatura è interessante. Gli scambi di battute sono dinamici, le spiegazioni sono esaustive, la storia scorre bene e alcuni personaggi sono sviluppati in maniera decente. 


L’ospedale e la casa di Michiko sono le due ambientazioni principali. Il posto di lavoro della protagonista è enorme, pulitissimo e accogliente, un modello positivo di istituzione sanitaria, a differenza di quelli di altre città.

La colonna sonora funziona, le sigle di apertura e di chiusura sono molto orecchiabili. 


“Doctor-X” è un medical drama che può appassionare sia esperti che ignoranti in materia, ma il vero motivo per cui merita la visione è la presenza di una protagonista tutt’altro che banale.

Un tempo, le prime 5 stagioni (ho appena scoperto che dall’anno scorso sta andando in onda la sesta, me felice) erano disponibili nel catalogo italiano di Amazon Prime Video, ma chissà per quale motivo sono state rimosse. Ora sono disponibili nel catalogo giapponese di Netflix, con i sottotitoli in inglese! Chiunque abiti in Giappone e vorrebbe vedere qualcosa di giapponese, senza complicazioni a causa di mancanza di sottotitoli occidentali, può buttarsi su “Doctor-X”.

Anch’io vorrei avere l’autoconfidenza di Michiko Daimon.

RedNerd Andrea

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