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Adoro le opere di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli. Ogni volta creano delle storie fantastiche e le rendono con splendidi effetti visivi.

Tuttavia, al momento sono riuscito a recuperare solo pochi titoli, tra l’altro i più conosciuti, come “La Città Incantata”, “Il Castello Errante di Howl” e “Principessa Mononoke”. Tanta roba.

Ora posso aggiungere alla mia “collezione” un gioiellino più datato: “Panda, Go Panda”, opera pre-Ghibli ma sempre creata da Miyazaki.


Trama: La piccola Mimiko viene lasciata dalla nonna a vivere da sola. Nonostante la gente del villaggio tema che soffra presto la solitudine, la bambina è sveglia e piena di vita. Un giorno, Mimiko trova due ospiti molto particolari in casa: il cucciolo di panda Pan e suo padre Papanda. Nascerà un’improbabile convivenza…


Diretto da Isao Takahata e scritto e disegnato da Miyazaki, “Panda, Go Panda” (in originale “Panda, Kopanda“, ovvero “Panda, Piccolo Panda”) è un cortometraggio anime del 1972. L’anno successivo uscì un secondo corto, “Il Circo Sotto la Pioggia” (“Amefuri Circus no Maki“).

Qui parlerò di entrambe le opere.


La protagonista di entrambe le storie è Mimiko, una graziosa bambina costretta a vivere da sola. Per fortuna, presto vengono a farle compagnia Pan e Papanda, due tenerissimi panda.

Il secondo corto introduce un altro simpatico animale: il cucciolo di tigre Tigrotto.

Altri personaggi appaiono nel corso dei due corti, ma si tratta di comparse di pochi minuti ciascuna.

Essendo un prodotto destinato a un pubblico di bambini, i personaggi sono tutti buoni, carini e coccolosi.

Mimiko è la tipica bimba vispa, allegra e con tanta voglia di fare. Anche di fronte agli impedimenti, non smette di sorridere. Io se trovassi casa mia gravemente allagata, riderei ma per la disperazione.

Le sue trecce rosse (che riescono a ingannare qualunque legge di gravità, visto come rimangono dritte verso l’alto) mi ricordano molto Pippi Calzelunghe, il suo carattere, invece, Heidi. Per questo non so se adorarla o spingerla in fondo a un monte sorridente, lontano dalle caprette che fanno “Ciao”.

Inoltre ha un’abitudine curiosa: ogni volta che è contenta, salta all’indietro e fa una verticale. Intanto beata lei che sa già fare acrobazie, io alla sua età già è tanto se sapevo fare una capriola dritta in avanti. …però la signorina indossa sempre un vestitino, quindi finisce puntualmente per esporre a tutti le sue mutandine.

…OK.

Gli animali sono un amore, soprattutto perché sono in grado di parlare. Il piccolo Pan è una mina vagante, non sta fermo e combina pasticci, ma è impossibile non avere voglia di coccolarlo (io sono di parte, adotterei tutti i panda del mondo). Papanda è il tipico papà tranquillo, pacioso e saggio. Anche lui non viene intimidito dai pericoli e adora rilasciare massime filosofiche. Ha una leggera ossessione per il bambù (lo menziona in quasi ogni battuta).

L’ultimo arrivato, Tigrotto, non è da meno, in fatto di simpatia e tenerezza.


La storia è semplice, altrimenti i bambini non l’avrebbero capita: i due corti narrano le avventure di Mimiko e i due panda, tra gag e imprevisti.

Io, non essendo un bambino, ho fatto anche troppa attenzione alla trama e ho notato cose strane.

Innanzitutto, come può una nonna lasciare una ragazzina da sola fino a tempo indeterminato, senza alcun motivo? Io se fossi nella nonna, mi sotterrerei vivo per la vergogna. Ma meno male che Mimiko sa badare da sola (pure questa poi…va alle elementari e sa già adattarsi a uno stile di vita adulto…) e ha incontrato i due panda, sennò diventava una piccola eremita psicopatica…e ci sarebbe stata la svolta horror. Io la avrei apprezzata. I bambini un po’ meno.

Nemmeno gli amici della bimba si preoccupano tanto, al massimo fanno una breve considerazione e via.

Anch’io voglio vivere in una città così intraprendente.

Ci sono dei momenti surreali, ma poi ti rendi conto che è un anime per bambini e lasci stare. Infatti, da un punto di vista più “infantile”, è un cartone adorabile.

L’atmosfera è continuamente allegra, non ci sono colpi di scena e scene drammatiche. Il macabro in me, abituato agli altri film di Miyazaki, era convinto che sarebbe successa, prima o poi, una disgrazia…felicissimo di non essere stato accontentato.

Ogni tanto ci sono degli stacchi che fanno sembrare i due corti una raccolta di episodi brevi e autoconclusivi.

Un vero peccato che duri così poco. Io, al posto di due corti, avrei strutturato una serie TV da almeno 26 episodi.


Di conseguenza anche la sceneggiatura è estremamente banale, ma nel senso positivo. I dialoghi sono tutti solari e simpatici, comprese le continue similitudini di Papanda che riguardano il bambù.


La grafica è semplice (siamo ancora agli inizi degli anni ’70, dopotutto). I personaggi sono tutti resi in modo carino, soprattutto gli animali. Non capisco, però, perché le bimbe hanno vestitini cortissimi che fanno intravedere le mutande. Un dettaglio inquietante…

I paesaggi sono pieni di natura e le scene sono quasi sempre ambientate di giorno. La città ha un’aria davvero rasserenante.

Colonna sonora tranquilla, da fiaba. La sigla di apertura è simpaticissima e orecchiabile.


Era da tanto che non vedevo un’opera totalmente per bambini, ma mi ha fatto capire come le percezioni possano cambiare, con il trascorrere degli anni. Se avessi visto “Panda, Go Panda” alle elementari, mi sarei fatto meno domande e avrei fatto pure bene, perché vuol dire che mi sarei goduto spensieratamente un anime davvero carino.

Avendo anche già visto storie di Miyazaki più recenti, ho notato alcuni elementi in comune con esse (il personaggio di Mimiko ricorda altre giovani eroine, mentre immagino che Papanda sia una specie di precursore di Totoro).

“Panda, Go Panda”, in sintesi, mi ha fatto venire ancora più voglia di recuperare i tanti film targati Studio Ghibli che non ho ancora visto, compresi i corti e le opere mai uscite dal Giappone.

Mi chiedo quanto ci metterò.

Cosa mi è piaciuto:

  • I panda.
  • L’allegria e il colore di tutta l’opera.
  • L’opening.

Cosa non mi è piaciuto:

  • Alcuni elementi di trama un po’ inverosimili.
  • Il fatto che siano SOLO due corti. I panda meritavano una serie tv da 26 episodi.

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RedNerd Andrea

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