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“La Casa di Carta” è diventata, in poco tempo, un grande fenomeno, soprattutto qui in Italia. Non è di certo una serie perfetta, visto che presenta esagerazioni e tamarrate di non poco conto, ma ha davvero una grande fascino e sa intrattenere fino alla fine, grazie a dei colpi di scena impensabili, dovuti quasi sempre alla genialità del Professore, la mente della banda dei Robin Hood spagnoli.

Non sorprende il fatto che quest’opera abbia praticamente polarizzato l’opinione degli spettatori: c’è chi la adora e la definisce un capolavoro, c’è chi la schifa e la colloca al livello più basso della scala gerarchica delle serie tv.

Io la trovo interessante, di certo non la mia preferita, ma ha quel carisma in grado di renderla internazionale. Lo ammetto, però: mi piacciono più i personaggi che la storia in sé.

La fine della seconda stagione ci ha fatto pensare che le vicissitudini dei banditi fossero definitivamente finite.

E invece no. Gli sceneggiatori hanno capito che il loro prodotto è una gallina dalle uova d’oro e hanno deciso di dare un seguito alla storia, dividendolo in altre due stagioni.

La terza è uscita da poco.

Seppur con un po’ di scetticismo, l’ho vista.

Rispetto ai capitoli precedenti, ho visto del trash ancora più palese ed esagerato, ma riesce comunque a mantenere il suo perché.

La domanda, però, è la stessa che permane dopo la visione della seconda stagione di “Thirteen Reasons Why”: Era davvero necessaria?


Trama: Sono passati due anni dalla grande rapina alla zecca nazionale di Madrid e i ladri vivono spensieratamente le loro nuove vite, in giro per il mondo. Tutto sembra filare per il meglio, quando uno di loro viene rapito. Il Professore decide di vendicarsi, escogitando un piano ancora più pericoloso: rapinare la Banca di Spagna.


Ideata da Alex Pina, “La Casa di Carta” (in originale “La Casa de Papel“) è una serie televisiva spagnola, da noi arrivata tramite Netflix e giunta alla terza stagione.


Rivediamo quasi tutti i personaggi apparsi nelle stagioni precedenti, a cominciare dai banditi che colpiscono indossando maschere di Salvador Dalì:

  • La mina vagante Tokyo/Silene Olivera (Ursula Corberó);
  • L’intelligentissimo Professore/Sergio Marquina (Álvaro Morte);
  • La materna Nairobi/Agata Jimenez (Alba Flores);
  • L’irrequieto Denver/Ricardo Ramos (Jaime Lorente);
  • Il genio dell’informatica Rio/Anibal Cortes (Miguel Herrán);
  • Il massiccio Helsinki (Darko Peric)
  • L’ex ispettrice di polizia Raquel Murillo (Itziar Ituño), ora diventata compagna del Prof e membro della banda con il nome di Lisbona;
  • Monica Gatzambide (Esther Acebo), ex-segretaria del direttore della zecca di Stato, ora moglie di Denver e membro della banda con il nome di Stoccolma;
  • L’indimenticato Berlino/Andres de Fonollosa (Pedro Alonso), morto alla fine della seconda stagione ma comunque presente tramite flashback.

A essi si aggiungono tre new entry: Palermo (Rodrigo de la Serna), vecchio amico del Prof e di Berlino; Bogotá (Hovik Keuchkerian) e Marsiglia (Luka Peros).

Dall’altra parte della sponda abbiamo gli “eroi”, ovvero le forze dell’ordine, tra cui il colonnello Prieto (Juan Fernandez), il colonnello Tamayo (Fernando Cayo), il vice ispettore Angel (Fernando Soto) e il capo degli agenti Suarez (Mario de la Rosa); a essi, poi, si unisce la terribile ispettrice Alicia Sierra (Najwa Nimri).

Vedremo anche ricomparire l’ex direttore della Zecca nazionale, Arturo Roman (Enrique Arce).


Nonostante sia la protagonista, nonché (inutile) voce narrante della vicenda, Tokyo è insopportabile. Sarà pure bella, ma urta il sistema nervoso peggio delle mandragore di “Harry Potter”: è impulsiva, stupida, fa tanto la gradassa e la figa, ma è quella che combina più guai. Vederla con il taglia a mò di cocorita, poi, mi è sembrata ancora meno credibile. Come nelle stagioni precedenti, passerete gli episodi guardandola interdetti, chiedendovi perché certe volte si comporti da cretina.

Rio è un altro grande idiota, solo che è peggio della sua fidanzatina Tokyo, perché è inutile e, a suo modo, irriconoscente. Ok che è il più giovane del gruppo (22 anni), ma c’è un limite a tutto. Non si riesce proprio a salvare.

Le scene in cui codesti due non appaiono risultano molto più piacevoli.

Il resto della banda è favolosa.

Prof è sempre un’interessante incognita. È un genio, sì, ma è anche terribilmente imbranato, soprattutto con la sua partner. Fa piacere vedere un personaggio così cervellotico cedere sempre di più al lato più emotivo e passionale.

Raquel è una grande, piena di carattere e fascino. Vederla come membro dei “cattivi”, in questa stagione, è una vera figata. Mi è piaciuta come sempre, anche in questo nuovo ruolo.

Nairobi compensa la poraccitudine di Tokyo e Rio con la sua meravigliosa presenza. La reputo non solo la più decente, ma anche la più positiva della banda: sempre piena di energie, cazzuta, spronatrice, ma anche provvista di un forte atteggiamento materno nei confronti dei suoi compari. Se il Prof è la mente del gruppo, Nairobi è il cuore.

Helsinki si unisce al circolo della decenza, ma viene sempre sfruttato poco. Anche se in quel poco, riesce a lasciare sempre una traccia positiva. È davvero un adorabile orso Yoghi e il legame che si è formato tra lui e Nairobi è davvero bello e genuino.

Denver è pazzo, come sempre, anche ora che è diventato marito e “padre”. La sua risata è irresistibile. Certe volte fa delle emerite minchiate, ma mostra una grande coerenza in ciò che fa.

Monica la vediamo più dinamica, ora che è diventata una ladra ed è uscita dalla gravidanza, ma ha meno mordente di quando faceva la segretaria sfruttata e infelice. Merita di più, soprattutto perché le hanno affibbiato un cognome terrificante. Non so perché, ma Gatzambide mi fa sempre ridere per quanto è brutto.

Anche se non è più tra i vivi, Berlino fa sempre la sua bella figura, grazie al suo carisma e alla sua presenza che trasuda “teatro vero e bello”. È palese che il suo “ritorno” sia puramente fan service, un tentativo degli sceneggiatori di farsi perdonare per aver fatto fuori uno dei migliori personaggi del cast. Ci sta, visto che ci tocca dover sopportare ancora Rio e Tokyo.

Le new entry hanno potenziale, soprattutto lo schizzato Palermo, una sorte di “Berlino dei poveri”, ma mooooooolto più psicopatico. Sa farsi odiare e apprezzare. L’italiano patriottico in me è finalmente contento: adesso la banda ha un personaggio con il nome di una città italiana! Avrei preferito Roma, così da far tornare in auge l’asse Roberto (Roma-Berlino-Tokyo), ma anche Palermo va benissimo. Bogotá è molto simpatico e utile, ma avrei gradito conoscerlo di più, mentre Marsiglia ha una piccola utilità, ma è importante quanto una comparsa; mi ricordo solo i suoi baffi.

Passiamo agli “eroi” della storia.

Angel e Suarez hanno fatto cambio: nelle prime stagioni Angel era importante, mentre Suarez un pezzo di mobilio di seconda mano. Ora Angel fa la bella statuina, mentre Suarez acquista più presenza, anche se rimane parte dell’arredamento.

Prieto, da incompetente isterico, diventa un incompetente, inutile e comico piccolo uomo: la sua utilità è far sapere a tutti che va dal dentista, dorme male e ha il pistolino non funzionante. Estremamente trash.

Di conseguenza, viene sostituito da Tamayo, una sorta di Giacomo Poretti extralarge e spagnolo. Dai, è identico.

(Mi aspettavo, da un momento all’altro, che dicesse a mo’ di provocazione “CI STIAMO CAGANDO SOTTO.”)

Non è malaccio, un po’ irritante e sfigato quanto Prieto, ma non è di certo il più sgradevole.

Vero…Alicia Sierra?

Vi presento il volto del male.

(Satana esiste e ha un volto.)

Non fatevi ingannare dal pancione. L’ispettrice è cattiva, sleale, odiosa e sgradevole. I tempi della polizia ancora abbastanza corretta e forte, rappresentata da Raquel, sono ormai lontani. Anzi…a ‘sto punto, era meglio lasciarla al suo posto. Alicia mi sembra la Dolores Umbridge dei film thriller: sembra adorabile, presa dalle voglie della gravidanza, ma è lo schifo umano in persona. Certe scene estremamente ambigue mi hanno messo a disagio. Povero figlio che avrà. Non potevano metterla in pausa forzata?

Alicia è un personaggio così pessimo che è diventata, per me, un metro di paragone in senso negativo. Per esempio:

Amico: “Ehi, ho saputo che hai litigato con Tizia. Perché non fate pace?

Io: “Ma anche no. Piuttosto, mi prendo un caffè con Alicia Sierra” (il caffè non è messo a caso).

Vabbè, si è capito che potrei dedicare un intero articolo denigratorio a Alicia Sierra, ma mi fermo qui per il bene vostro.

Oltre a tutti questi personaggi più o meno principali, abbiamo modo di vedere qualche personaggio minore, come alcuni ostaggi della Banca di Spagna. Arturito, per fortuna, appare poco, ma quel poco è tremendamente cringe. Forse era meglio lasciarlo nell’oblio.

Colgo l’occasione per permettermi una piccola esultanza: quell’antipatica di Alison Parker (Maria Pedraza) non compare per niente! Che bello, la qualità dei personaggi/attori, senza di lei, migliora un sacco.


La storia, signore e signori, è praticamente la stessa delle prime due stagioni: i ladri irrompono in un luogo, commettono una rapina teoricamente impossibile e sfidano la pazienza e le competenze della polizia. La differenza è che stavolta il loro nemico non è morbido e umano come Raquel, ma è ai pari di Freddy Krueger.

Il motivo per la rapina, però, è differente: stavolta il Prof mette in pratica il piano (originariamente creato dal caro fratello Berlino) per vendicare il rapimento di uno di loro. Secondo voi, chi è lo sfortunato? Tranquilli, è facilissimo da indovinare. Chi ha scritto sulla fronte “cretino“?

La storia, come già detto, è strutturata nello stesso modo delle altre: la banda irrompe, gestisce le fasi successive del piano direttamente nel luogo del crimine e la polizia tenta in tutti i modi di fermarli, tra infiltrazioni, agguati e negoziazioni. I ladri a ogni tot si aggiornano via radio con il Prof e Raquel. In mezzo alla trama principale, vediamo vari flashback, come quelli in cui il Prof illustra ogni singolo dettaglio del piano ai suoi “allievi” all’interno di un’aula e quelli in cui sempre il Prof si confronta con Berlino e Palermo, 5 anni prima, sul piano originale.

Tutto molto bello, per carità, ma che pizza. Sembra di vedere il reboot delle prime due stagioni: stessa storia, qualche personaggio diverso, nuova location e nuove sottotrame. Anche no.

Per fortuna, a dare un po’ di pepe ci sono gli immancabili imprevisti: nemmeno il piano più perfetto del mondo è destinato ad andare liscio, soprattutto se la banda è composta da alcuni soggetti pericolanti. Anche le persone dietro le quinte ravvivano la monotonia: stavolta il Prof non svolge il ruolo di back up da solo, ma insieme alla Raquelona nazionale. I due sono fantastici insieme, soprattutto ora che non giocano più al gatto e al topo.

Dall’altra parte, ovvero le forze dell’ordine, vediamo però dei modi di lavorare diversi da come eravamo abituati, a partire dalla gestione del rapinatore preso un ostaggio. Roba da fare impallidire la Commissione per i Diritti Umani. Tutto questo fa davvero pensare: siamo sicuri di poterci davvero fidare di chi dovrebbe proteggerci e amministrare la giustizia? Più facile tifare per i “cattivi”, in questa storia, che più che diventare ricchi, vogliono semplicemente sfidare il sistema marcio e sputtanarlo davanti al mondo.

I ladri del Prof VS la polizia, che include il demonio nel team. Chi vincerà? Purtroppo non si saprà subito. Il finale fa intendere palesemente un seguito.

Che pizza.

Ma poi sono solo io ad averlo notato o la storia, rispetto a come siamo stati abituati, è stata svolta in maniera velocissima? Non sono riuscito a capire bene, in alcuni momenti, quanto tempo fosse passato dall’inizio della rapina. Ho l’impressione che abbiano corso un po’ troppo, stavolta.

L’episodio finale, però, risolleva un po’ la banalità della trama perché cambia tutte le carte in tavola, rivelando chi siano i veri giocatori sporchi e portando lo scontro tra giustizia e ladri a un livello ancora più impegnativo. La gravità della situazione pone basi molto interessanti per la quarta stagione. Che sia finalmente il momento di vedere qualcosa di veramente nuovo? Speriamo di sì.

Nonostante il clima prevalentemente drammatico, ci sono anche delle scene divertenti, anche se rasentano quasi sempre il trash. Mi sono ritrovato a ridere in momenti non comici, mentre negli istanti più divertenti ho fissato basito lo schermo. Non voglio fare pesanti spoiler, ma può una persona flirtare con un’altra, facendo leva sul suo essere momentaneamente costipato? Ma che schifo. C’è un limite a tutto.

Ma non è l’unica trashata terribile. Ogni episodio ha almeno una scena terrificante, tra incursioni alla pseudo action nella banca, gente che fa del “bum bum, ciao” la sua filosofia di vita e gentiluomini che litigano perché uno si è subito recato dagli altri dopo aver defecato.

In molti momenti, non ho ritrovato l’innovativa serie dell’anno prima. Il trash è bello quando è ben gestito e dura poco, soprattutto se il genere dell’opera dovrebbe vertere sul clima serio.

Al posto di questi momenti veramente insulsi, avrei gradito qualche flashback in più riguardo le relazioni tra i vari membri della banda (anche se ce ne sono alcuni fatti molto bene, come quelli dedicati alla coppia Nairobi-Helsinki o Denver-Stoccolma) oppure qualche scena in più per presentarci meglio Palermo, Bogotà e soprattutto Marsiglia.

Nonostante questi elementi messi a membro di segugio, non si può dire che la serie non sappia intrattenere. Le scene in cui il Prof spiega il piano, i vari litigi e le parti action coinvolgono in pieno, offrendo un alto livello di intrattenimento e quel sapore internazionale che ha reso la serie famosa in tutto il mondo.


La sceneggiatura ha gli stessi problemini. Per quanto la trama attiri, è troppo simile alle parti precedenti e i momenti trash stonano un po’ troppo. I dialoghi, però, coinvolgono, soprattutto quelli con protagonisti i personaggi più interessanti. Ergo, i monologhi di Tokyo sono utili quanto lo è una forchetta per mangiare il brodo.

Nonostante alcuni pessimi personaggi, altri sono ben sviluppati e si finisce per affezionarsi così tanto a loro da aver paura che possa succedere loro qualcosa, da un momento all’altro. Persino la diabolica Alicia risulta molto interessante, nonostante alcune forzature. Probabilmente è quasi tutto merito dell’attrice.

Avrei preferito qualche sottotrama interessante in più, per esempio il rapporto proprio tra Alicia e Raquel, visto che le due si conoscono: non bastano due provocazioni per presentare un conflitto degno di nota, ci vuole di più, cari sceneggiatori!

Menzione speciale per aver creato un improbabile tormentone come “Bum Bum, Ciao” e uno dei cognomi più esilaranti della storia della televisione mondiale: Gatzambide. Scusate, io ogni volta che lo sento, comincio a ridere.


Passiamo alle ambientazioni. La banca nazionale, ovviamente, ricorda un po’ la Zecca di stato, visto che è enorme e labirintica, ma ci sono delle stanze inedite. Le location più belle, però, si vedono nel primo episodio, quando vediamo i Robin Hood trascorrere la loro vita in giro per il mondo, tra isole mozzafiato e città super esotiche. Un vero peccato che abbiano dovuto abbondare la loro nuova casa in poco tempo.

Certe inquadrature sono molto belle, si vede che si impegnano, soprattutto se confrontiamo il montaggio con la sceneggiatura.

Colonna sonora pressoché invariata, rispetto a quella delle stagioni precedenti, sigla di apertura compresa, anche se avremo modo di sentire una sua variante più rock. Mi è piaciuta moltissimo.


“La Casa di Carta” continua a intrattenere, nonostante problemi ancora più vistosi nella sceneggiatura e un’esagerazione da non sottovalutare, soprattutto perché presenta molti personaggi interessanti. Forse a tenerci incollati allo schermo, più che la riuscita della missione, è l’ansia dello scoprire il loro destino finale.

Io continuo a chiedermi se fosse davvero necessaria questa nuova stagione (e anche quella che verrà).

Spero soltanto che la quarta parte rappresenti la fine definitiva e che ci porti a un livello superiore e inedito della serie, perché non saprei che farne di un altro copia e incolla.

Cosa mi è piaciuto:

  • Molti dei personaggi, compresa Alicia Sierra.
  • Il piano del Prof.
  • Il livello di intrattenimento della serie.
  • L’episodio finale.

Cosa non mi è piaciuto:

  • L’inutilità di Tokyo (una delle peggiori protagoniste degli ultimi anni) e Rio.
  • Storia troppo simile alle stagioni precedenti.
  • Poco approfondimento sulle new entry.
  • Alcune scelte trash stonano troppo e rubano minuti che sarebbe serviti per fare qualcosa di più utile.

RedNerd Andrea

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ATTENZIONE: SPOILER. NON LEGGETE PIÙ SOTTO SE NON AVETE VISTO LA TERZA STAGIONE.

SIETE ANCORA IN TEMPO PER TORNARE INDIETRO.

IO VI AVEVO AVVERTITO. ❤️

Ma il senso di Arturito che si infiltra nella banca? Voleva tanto rivivere i vecchi fasti di quando era prigioniero della banda? Che uomo insulso e inutile.

Io, comunque, porto sfiga ai miei preferiti. Adoro Nairobi e Raquel e guarda caso, Nairobi viene gravemente ferita, mentre Raquel viene portata via dalla polizia. Quanto scommettiamo che Alicia la torturerà più per piacere personale che per ottenere informazioni? #FreeRaquelona #DonttouchmyNairobi.

Dopo gli ultimi episodi, anche Satana Sierra si è condannata a morte, per me.

Io spero che nella prossima stagione, uno tra Tokyo e Rio muoia perché loro due sono gli artefici di quasi tutte le disgrazie avvenute finora. Tolto di mezzo uno o entrambi, il resto della banda può tornare a vivere in pace.

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