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Grazie a Netflix, ho potuto ampliare la mia conoscenza riguardo le serie tv giapponesi. Posso dire di averne viste di vari generi: commedia, thriller, drammatico, trash, action. Mi manca solo la categoria della roba romantica, ma conoscendomi non andrei oltre il primo episodio.

“Jimmy” è una serie che mi ha incuriosito sin dalla premessa, nonostante non sapessi un bel niente del soggetto in particolare o che genere sarebbe stato, sapevo solo che un attore avrebbe fatto parte del cast.

Ci ho messo quasi un mese per finirla, ma solo perché avevo deciso che meritava di essere gustata con calma. 

Alla fine della visione, posso dire che “Jimmy” rimarrà nel mio cuore come una delle mie serie tv giapponesi, e forse anche in generale, preferite.

Ho riso, mi sono commosso, ho provato vergogna e altre emozioni. 

Finirla mi ha fatto cadere nella presa a male suprema. 

E, soprattutto, ora conosco due comici giapponesi. Quindi questa serie è stata anche educativa, con me.


Trama: Hideaki Onishi è un sempliciotto tutt’altro che intelligente che non ha alcuna idea di cosa fare per vivere. A causa di alcune circostanze, finisce per incontrare il comico Sanma Akashiya e la sua vita prende una svolta inaspettata…


Prodotta da Sanma Akashiya (quello vero, non quello fittizio), “Jimmy: La vera storia di un vero idiota” (in originale “Jimmy: aho mitaina honma no hanashi“) è una serie dramedy giapponese e prodotto originale Netflix, basata su una storia vera, ovvero la nascita della carriera del particolare comico Hideaki “Jimmy” Onishi.

Jimmy è interpretato da Akiyoshi Nakao, mentre il suo mentore Sanma da Tetsuji Tamayama. Altri personaggi sono Shoji Murakami (Hiroyuki Onoue), Okure (Seiji Rokkaku) e Tossan (Shohei Uno), colleghi e amici di Jimmy, ma nel corso degli episodi si susseguono altre figure importanti, come il direttore del teatro in cui Jimmy comincia a lavorare, il manager di Sanma, Hibiya, e colei che diventerà invece la manager di Jimmy, Takamiya.

All’inizio e alla fine di ogni episodio appaiono i veri Jimmy e Sanma, che si divertono a raccontare svariati aneddoti legati alla loro vita privata e lavorativa.

Comincio subito con un’affermazione pesante: Jimmy è l’idiota più idiota che abbia mai potuto vedere su un prodotto multimediale…e forse anche nella vita reale.

Non ne combina una giusta, capisce sempre male le cose che gli vengono dette, è pazzo, si impanica facilmente ed è anche un pervertito. Di certo ha tanti altri difetti, ma questi sono i più notabili. Tuttavia ha un indifferente talento comico e artistico e ciò lo porterà al successo, contrariamente alle aspettative del 99% delle persone che lo conoscono.

Inizialmente il suo personaggio può risultare irritante e anche molto imbarazzante, viste certe sue uscite, ma appena ci si rende conto che è una persona super gentile e dal cuore grande, si comincia a provare tanta tenerezza nei suoi confronti. Un ruolo davvero difficile da interpretare, ma Nakao è riuscito a rendere Jimmy estremamente apprezzabile, grazie anche alle sue irresistibili espressioni facciali. Ogni tanto ho dovuto mettere pausa per soffermarmi su una sua smorfia e ridere come un cretino.

Passiamo al secondo protagonista, e mio personaggio preferito, ovvero Sanma, considerato il comico più geniale, all’epoca dei fatti, ammirato dai suoi colleghi e amato da tutte le giapponesi, nonché rappresentante dell’1% degli amici di Jimmy che ha creduto fin dall’inizio nelle sue capacità.

Nonostante gli innumerevoli casini combinati dal giovane, Sanma non smette mai di supportarlo, rischiando anche la sua carriera e la sua faccia. Nonostante faccia tanto l’impassibile, l’uomo possiede un cuore grande quanto quello di Jimmy. Inoltre ha sempre la battuta pronta e ciò gli permette di stemperare molti attimi drammatici attraverso battute idiote ma in grado di strappare un sorriso.

Probabilmente avrei adorato a prescindere questo personaggio, ma il fatto che sia interpretato da uno dei miei attori nipponici preferiti ha giocato ancora di più a suo favore. Infatti, Tetsuji Tamayama è il motivo per cui mi sono interessato a questa opera, anche senza sapere nulla di trama e personaggi. Lo adoro da quando ho visto il live action di “Lupin III” (in cui interpretava il mitico Jigen) e la gustosissima serie “Samurai Gourmet”. Tamayama ha un carisma pazzesco e dà grande spessore alla personalità di una figura davvero tosta da rappresentare, in quanto Sanma Akashiya stesso è una delle menti dietro questa serie tv.

Se il vero Sanma l’ha approvato per rappresentarlo in forma fittizia, vuol dire che ci sa fare.

Ogni scena che condivide con Nakao è oro puro: la relazione tra Jimmy e Sanma, come colleghi, maestro e allievo o semplicemente come amici, è il punto cardine della serie ed è portatrice delle scene più belle.

Da notare il gusto particolare di Sanma nel vestirsi: ok che siamo negli anni ’80, quindi roba sgargiante e eccentrica a go go, ma a tutto c’è un limite. 

I personaggi di supporto sono ben rappresentati, anche se sembrano delle macchiette, in quanto non sviluppati come i due protagonisti. I colleghi comari di Jimmy e Sanma rappresentano l’opinione del popolo riguardo gli eventi principali; i loro manager sanno essere simpatici (anche se ci vuole un po’ per digerire bene Takamiya, inizialmente davvero pesante). Secondo me, però, il secondario che si fa volere più bene è la vecchia Ochako, arzilla signora che si occupa di pulire il teatro del gruppo comico di Osaka e vede ogni attore crescere. Esilarante e a modo suo dolce con Sanma, Jimmy e gli altri, la vecchina porta una ventata di genuinità.

I siparietti tra Sanma e Jimmy (quelli veri), sono molti simpatici e funzionano, in attesa tra un episodio e un altro. Come nella serie, Sanma è quello brillante, mentre Jimmy il tonto.

Se devo per forza fare un appunto sul cast, il confronto tra Nakao e il vero Jimmy è impietoso: se il primo è tenerissimo e ha un volto simpatico, il secondo è abbastanza inquietante. Inoltre dubito che la vecchia Ochako, nella realtà, sia davvero così anziana. Poi magari avrà 150 anni, ma li porterà piuttosto bene.


La storia della serie segue brevemente l’infanzia di Jimmy, quando era ancora noto a tutti come Hideaki o Onishi, per poi soffermarsi sulla genesi della sua carriera inaspettata da comico: manco a dirlo, essa ha inizio grazie a un improbabile incontro tra l’idiota e Sanma.

In seguito, il comico cercherà di tirare fuori il talento del ragazzo, ma non sarà affatto facile, visto che il povero Jimmy è estremamente scemo. Fino alla fine, i due saranno vittime di imprevisti e problemi anche piuttosto gravi, ma riusciranno, anche supportandosi a vicenda, a uscirne fuori più forti di prima. 

Durante gli episodi, scopriremo anche come nasce il nome d’arte di Onishi (aneddoto abbastanza umiliante ma geniale) e anche alcune parentesi più personali dedicate ai protagonisti, come il matrimonio di Sanma.

La storia scorre bene e ogni evento risulta interessante, soprattutto perché consiste in gioie, dolori, imprevisti e assurdità. Come già detto, l’amicizia tra Jimmy e Sanma è fondamentale per lo sviluppo della storia e devo dire che è una “bromance” stupenda e allo stesso tempo surreale: i due hanno caratteri totalmente diversi e sono avvicinati da un senso dell’umorismo positivamente cretino. Nonostante sia consapevole che Jimmy è un caso disperato, Sanma lo prende sotto la sua ala protettiva sin dall’inizio e lo tratta come se fosse suo figlio. Un duo davvero fantastico. 

A prima vista, ci si potrebbe aspettare solo scene comiche e demenziali, ma in realtà assisterete anche a molte scene tenere e in grado di commuovere. Personalmente, ho alternato un sacco di momenti in cui ridevo come uno scemo con altri in cui sbuffavo per le freddure idiote e altri in cui ero sul punto di piangere.

Nonostante abbia pochi punti in comune con Jimmy, ho preso a cuore la sua storia e ho finito per amare ogni episodio. Magari la metà dei fatti rappresentati in realtà sono inventati, ma mi sono appassionato davvero molto.

Il finale della storia è coerente con la premessa della serie: gli ultimi 15 minuti sono follia pura, mi sono persino chiesto se fosse davvero necessario un finale del genere, ma poi mi sono reso conto che ci stava un sacco bene.


La sceneggiatura è piena di battute divertenti e scambi molto energici. Ci sono davvero pochi momenti noiosi e i dialoghi più intensi e quelli più Idioti si alternano molto bene. La storia scorre bene, anche se ho trovato spesso difficoltà a capire quanto tempo passasse tra un evento e un altro. I personaggi, anche se non tutti sviluppati a dovere, sono molto simpatici.


La storia si alterna tra Osaka, patria di Jimmy e Sanma, e Tokyo. Ci sono molte ambientazioni, ma il teatro e la casa del mentore sono quelle più ricorrenti. Il secondo talento di Jimmy, la pittura, influenza molto lo stile grafico dell’opera, grazie a molti disegni a mo di Picasso.

La colonna sonora contiene sia tracce leggere che altre più impegnate. La sigla finale è molto tranquilla, rispetto al clima principale della storia, è mostra sia foto vecchie di Sanma e Jimmy al lavoro che quelle del cast del telefilm in simpatici momenti dietro le quinte.


Nel mio caso, “Jimmy” ha funzionato sotto molti aspetti: è riuscito a divertirmi, ad appassionarmi alla storia di un vero idiota, e mi ha fatto conoscere due figure molto importanti nel panorama comico del Giappone. Nonostante alcuni momenti di Jimmy siano tosti da sopportare, è un protagonista unico, così come Sanma.

Sicuro vedrò molte altre serie tv giapponesi, sia comiche che drammatiche, ma nulla mi spingerà dal togliere questa dal podio delle mie preferite in assoluto.

Cosa mi è piaciuto:

  • L’amicizia tra i due protagonisti.
  • L’alternarsi tra comicità e serietà.
  • I siparietti con i veri Jimmy e Sanma.

Cosa non mi è piaciuto:

  • Che finisce. Io l’avrei guardata all’infinito.

RedNerd Andrea

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