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Michael Myers è ufficialmente tornato

Mi dispiace di non far parte della generazione che ha visto nascere un grande franchise horror come “Halloween”, anche perché ha poi visto il debutto di altre serie come “Venerdì 13” e “Nightmare”. Mica pizza e fichi.

Io, a parte “Scream”, che ho visto nascere?

“Paranormal Activity”…

“Ouija”…

“The Conjuring” con annesse suore e bambole inquietanti…

“The Ring” e “The Grudge” non contano, perché provengono da opere giapponesi.

Vabbè, si è capito il discorso.


Per fortuna esistono i DVD e quindi ho recuperato colei che è considerata tra le pietre miliari del genere. Un film dai mille pregi: una protagonista dal grande carattere e soprattutto ben interpretata (Jamie Lee Curtis è poi diventata un’icona, sia nel panorama cinematografico generale che soprattutto in quello horror), un cattivo dal design semplice ma fottutamente inquietante e la capacità di spaventare giocando sapientemente con luci e ombre, senza calcare la mano sulla violenza (si vede pochissimo sangue).Al primo “Halloween” sono succeduti svariati sequel, di cui solo il primo è risultato di buona qualità, e due remake che a mio parere rispecchiano poco lo stile originale.

Dall’ultimo film della serie (il secondo remake) sono passati circa 10 anni e nessun altro capitolo è uscito, segno probabile del declino inesorabile della qualità.

Poi però, a 40 anni esatti dal primo massacro di Michael Myers, arriva un nuovo film che non è né remake né reboot, ma un sequel diretto del progenitore.

Grazie a questa occasione, mi sono potuto sentire come i tanti ragazzi degli anni ’70 che si sono cagati sotto guardando a loro tempo i macelli di Haddonfield. 


Trama: Sono passati 40 anni dai tragici eventi di Haddonfield e Michael Myers è stato catturato e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove non ha mai parlato con nessuno. Dall’altra parte, Laurie Strode non dimentica i traumi subiti e ha deciso di armarsi fino ai denti per un eventuale riunione con la sua nemesi. Risultato: per tutti, famiglia compresa, risulta matta.

La cara final girl, però, ci vede bene perché durante la notte di Halloween 2018, Haddonfield sta per macchiarsi ancora una volta di sangue…


Diretto da David Gordon Green, “Halloween” è un sequel del primissimo film, diretto dal grande John Carpenter, che ignora completamente gli eventi di TUTTI gli altri film precedenti.


Jamie Lee Curtis ritorna in grande stile nei panni della superstite Laurie Strode. Durante i successivi 40 anni, ha avuto una figlia, Karen (Judy Greer), che a sua volta, sposata con Ray (Toby Huss), ha una figlia, Allyson (Andi Matichak). La più giovane Strode ha come amici Vicky (Virginia Gardner), Cameron (Dylan Arnold), Oscar (Drew Scheid) e Dave (Miles Robbins).Altri personaggi importanti sono Hawkins (Will Patton), agente di polizia che condivide gli incubi del ’78 con Laurie; il dottor Sartain (Haluk Bilginer), psichiatra che ha in cura Myers; Aaron e Dana (Jefferson Hall e Rhian Rees), due Podcaster interessati agli eventi di Haddonfield.

Il puro male, Michael Myers, è interpretato da due attori, uno dei quali è Nick Castle, che lo interpretò proprio nel film 1978.


Laurie ovviamente non è la stessa ragazza indifesa del passato: passa la vita in preda a disturbi post traumatici, pensa solo alla vendetta, si è preparata in tutti i modi immaginabili per un eventuale riunione con il suo carnefice: si è comprata un sacco di armi, tra pistole e fucili, si esercita ogni giorno con esse, ha trasformato la sua casa in un rifugio ma allo stesso tempo in un’arena. Una donna dalle mille risorse. La sua ossessione per Michael l’ha portata a estraniarsi da tutti, persino sua figlia e sua nipote. Rispetto agli altri film in cui Laurie è comparsa dopo il 1978, vediamo una donna fragile e determinata allo stesso tempo. Jamie Lee Curtis, nonostante siano passati 40 anni, è davvero in gran forma e ci ricorda perché il suo personaggio è una delle migliori eroine horror di sempre. Ho molto apprezzato questa sua versione supercazzuta, un po’ Terminator, un po’ ogni personaggio interpretato ultimamente da Liam Neeson. Se dovessero fare una versione femminile dei “Mercenari”, vorrei Jamie Lee Curtis nel cast.

Rispetto a Laurie, gli altri membri della famiglia Strode (che conosciamo per la prima volta in assoluto) hanno un carattere completamente diverso.

Cominciamo con la figlia, Karen, che ha vissuto in prima linea la sofferenza della madre, tanto che le è stata inculcata la stessa particolare “educazione”. Risultato: Karen non regge molto la madre.

Al contrario, Allyson cerca molto contatto con la nonna, anche andando contro i desideri della madre. Le due infatti hanno molto in comune: intelligenza, carattere forte. Ciò che le distingue maggiormente è solo la generazione diversa.

Il trio femminile di casa Strode è uno degli elementi più interessanti del film e immaginare cosa avrebbero fatto, a un eventuale ritorno di Michael Myers, è stata una delle mie maggiori aspettative. Ray, unico uomo della famiglia, è comunque simpatico, dalla battuta pronta. Niente sembra uscire fuori a proposito di colui che avrebbe sposato Laurie. Mi sarebbe piaciuto scoprire qualcosa su di lui, non vorrei mica pensare che Karen sia nata per mezzo dello Spirito Santo. 

Passiamo agli altri personaggi. Sono leggermente stereotipati (abbiamo gli amici che urlano “ehi, guardateci, siamo adolescenti che amano la vita ma siamo destinati a morire male!”, i ragazzi troppo curiosi del macabro, il nuovo dottor Loomis, il rappresentante delle autorità), però quasi tutti hanno un qualcosa che li rende particolari. Anche nel caso dei personaggi meno duraturi, ci troviamo di fronte a delle potenziali vittime di cui ci dispiacerebbe assistere alla loro dipartita…beh, quasi tutte.


La storia, nonostante abbiamo assistito a tanti sequel fotocopie di loro stessi e remake troppo esagerati, è qualcosa di nuovo. Sì, abbiamo già visto una Laurie che si era fatta una nuova vita in “Halloween: 20 anni dopo”, ma in quel caso aveva pochi disturbi e andava abbastanza d’amore e d’accordo con la famiglia, quasi si era dimenticata di Michael.

Qui, invece, tutto nella sua vita ruota intorno al pericolo Myers. Forse in alcuni passi è esagerato (gli elementi alla Terminator), ma trovo abbastanza plausibile che una persona possa rimanere ancora traumatizzata, specie se sei scampata a un mostro mascherato e armato con un coltellone da cucina.

Mentre la povera Laurie punta a diventare un soldato dell’esercito mondiale in maniera autodidatta, i due podcaster fanno visita a Michael, rinchiuso in un istituto psichiatrico per interrogarlo a proposito degli omicidi del ’78, visto che sono passati esattamente 40 anni.

Ora, i due personaggi sono simpatici, però non penso abbiano completamente le rotelle a posto.

1. Ok che amate il brivido, il crimine e ogni altra cosa potenzialmente macabra, ma non state andando a parlare con il ladro delle ville dei vip o del delinquentello di turno che ha ammazzato per la droga, state andando a rompere le palle a un serial killer apparentemente immortale.

2. Davvero pensate che Michael, dopo 40 anni di assoluto silenzio, si metta a dialogare con tè e pasticcini con voi? Manco foste la regina Elisabetta e il principe Carlo.

3. Come vi viene in mente di provocarlo??Probabilmente sono le loro azioni a scatenare gli eventi del film, quindi…nice job, Bonnie e Clyde.

Quindi, come prevebibile, Michael in qualche modo si libera e scappa a Haddonfield, fregando una macchina e i suoi abiti iconici…ovviamente a spese di qualche vita umana.

Laurie, poiché conosce ogni singola cosa riguardo il suo BME (Best Male Enemy), capisce che c’è qualcosa che non va e cerca di portare in salvo la sua famiglia. Per sua sfortuna, siamo già arrivati alla notte di Halloween.

L’ordine delle morti non è prevedibile, alcune uccisioni arrivano in momenti inaspettati. Per fortuna non ci sono troppi punti morti tra le scene più dinamiche, quindi il film scorre bene. L’aspettativa maggiore è sulla reunion tra Laurie e Michael e il film ci accontenta alla grande.

Il finale è altamente soddisfacente, anche se rimangono alcuni interrogativi inquietanti. 


La sceneggiatura non è stupida come ci si potrebbe aspettare, è di buon livello, nonostante il genere.

La storia scorre bene, i personaggi sono abbastanza delineati e ci sono molte citazioni, tra guardaroba, omicidi e altri elementi, che omaggiano il primissimo film. Rivedere in qualche modo il fu dottor Loomis è stato molto bello. 


Passiamo al lato violento.

Nel 1978 il sangue non venne mostrato, i delitti furono pochi ma importanti e la violenza era minima. Nonostante ciò, il film rimane come uno degli horror più efficaci e affascinanti di sempre. Con il passare del tempo, la mentalità dei registi è cambiata e c’è chi ha preferito rimanere sul classico o ha cercato di osare di più, esagerando nella violenza e nel sangue. Altri si sono concentrati sul bodycount, pensando che “più gente crepa, più fa paura”, aggiungendo la qualunque tra le vittime del film. Non penso sia la migliore evoluzione per il genere slasher.

L'”Halloween” di oggi affronta l’elemento slasher in due modi: osando come i più moderni, quindi mostrando delitti più efferati e usando il sangue in maniera più vistosa ma senza cadere nello schifo, ma anche rispettando i canoni della vecchia scuola, quindi alcune morti non vengono fatte vedere completamente o per niente, lasciando la parte più clou all’immaginazione dello spettatore. Probabilmente questo mio pensiero è destinato a venire contraddetto in futuro perché scommetto che uscirà anche una versione estesa in dvd, quindi il “non visto” sarà disponibile senza censure. Però mi è piaciuto così com’è.

Le morti non sono insensate, hanno tutte uno scopo, anche quelle più secondarie. Michael, dopo 40 anni di prigionia, ha ancora più sete di sangue, quindi ci sta che uccida molta più gente (senza di nuovo cadere nell’esagerazione inutile). Anche il modus operandi è più creativo, senza però dimenticare l’iconico coltellaccio da cucina.

L’elemento più pauroso, invece, è più soggettivo. C’è chi si spaventa di più di altri.

Anche in questo caso, il film omaggia molto il capostipite, giocando molto con luci e ombre. Io sinceramente ho sentito molto l’angoscia, soprattutto nella parte più avanzata della storia. Forse tutto è dipeso dal fatto che fossimo solo in cinque, in sala…e nella mia fila non ci fosse nessun’altro. A un certo punto, mi sono sentito osservato da ogni lato e a un paio di scene sono saltato, lo ammetto.

Però ho dormito sonni tranquilli. 


Haddonfield è ancora una volta teatro del massacro di Halloween. Le sue casette carine e accoglienti non possono far nulla per salvarsi dalla furia del male. L’atmosfera autunnale e spaventosa si sente molto. Importantissima la casa di Laurie, piena di sorprese.

Colonna sonora bellissima. Alcune tracce sono riprese dal primo film, anche se rimodernate un po’. Sentirle ancora una volta è stato davvero bello. Merito anche di John Carpenter, che, come nel 1978, si è occupato della colonna sonora.


“Halloween” ha corso molti rischi, cercando di trattare la storia da un punto di vista differente e saltando a pié pari tutti i sequel usciti finora. Avrebbe potuto annoiare e finire per essere uno dei tanti slasher uguale agli altri, nonostante il nome importante. Tuttavia riesce a rispettare il passato, abbracciando allo stesso tempo la modernità. Michael Myers e Laurie Strode, nonostante gli anni in più, rimangono due gran bei personaggi e anche le new entry sono interessanti.

Sarà davvero finita o è vero il che male non muore mai?

Personalmente non lo so, soprattutto dopo aver letto notizie su un sequel che è già in produzione, ma penso che la storia di Laurie abbia raggiunto un soddisfacente finale. Perché non trattare un altro punto di vista? Per esempio…cos’è successo al piccolo Tommy, il bambino a cui Laurie fece da babysitter durante quella fatidica notte del 1978?

Non dite che ne hanno già parlato in “Halloween 6”. L’unica cosa decente di quella roba è la presenza di Paul “Ant Man” Rudd (oltre che quella del leggendario Donald Pleasance).


Detto questo…grazie per aver dato la possibilità alle nuove generazioni di vedere una delle migliori saghe horror di sempre al cinema. 

RedNerd Andrea

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